Fiorenza e Gallo: al via a Ravenna la nostra prima convivenza

Che carattere avrà? Andremo d’accordo? Come sarà avere di nuovo una persona in casa dopo tutti questi anni?” Sono queste alcune delle domande che si è posta Fiorenza, 68enne, farmacista ravennate, quando ha deciso di ospitare a casa un rifugiato. “Ho visto l’annuncio sui social – racconta la donna – e ho pensato che facesse al caso mio. Sentivo il bisogno di aiutare questi ragazzi”. Ed è così che Fiorenza si iscrive sulla piattaforma di Refugees Welcome Italia, “Quando decido di fare una cosa, la faccio e, poi magari, dopo mi vengono le paure. La titubanza più grande riguardava avere nuovamente qualcuno in casa. Mia figlia Francesca di 39 anni, vive a Ferrara ormai da una ventina d’anni e io nel frattempo mi ero disabituata a convivere, persino a cucinare per qualcun altro”.
Intanto la loro convivenza, la prima nel ravennate, va avanti da un mese. “Gallo non ha molto l’idea del pranzo. Mi ha detto che prima faceva un solo pasto al giorno. Ora torna a casa quasi sempre per mangiare e se non torna, avverte sempre. A tavola con lui scopro l’amore che prova per il Senegal, il suo paese. Mi parla di ricette e di abitudini. Guardando la Tv mi accorgo che ogni tanto si incupisce un po’ quando vede fatti di cronaca legati all’immigrazione, ma io non gli chiedo nulla. È un ragazzo timido e riservato”.
Ancora cinque i mesi, come da contratto, durerà l’accoglienza di Gallo in famiglia. “Del suo arrivo ho avvertito i vicini. Viviamo in una zona residenziale appena fuori dal centro e non volevo che la gente si chiedesse chi fosse questo ragazzo. Qualcuno ha commentato che sono matta. Io, invece, ne sono contenta. Ci confrontiamo molto. Lui mi racconta come vede il mondo. L’altro giorno ero arrabbiata per la politica italiana e mi ha detto: ‘Non ti preoccupare. Salvini può fare quello che vuole. Tanto è Dio a decidere se muori in acqua o se arrivi in Italia!’ Io, che sono sempre stata atea, sono rimasta spiazzata. Spero solo di poterlo aiutare a trovare un lavoro e una casa tutta sua”. E Gallo è proprio a Ravenna che vuole vivere, tornando in Senegal, solo in vacanza. Anche se l’Italia non era nei suoi programmi quella mattina del 2015 quando partì per il Mali. “Cosa vuoi che ti dica? Ho visto un autobus in partenza e l’ho preso, senza sapere dove stesse andando. Dopo un paio di anni in Mali, mi sono spostato in Niger e poi in Libia, dove, come tutti ho vissuto una brutta esperienza. Infine, pagando, sono riuscito a salire su un barcone. Appena messo piede in Italia mi sono sentito al sicuro”.

Dall’isola, Gallo viene trasferito a Bologna, e, appena maggiorenne, entra nello Sprar di Ravenna, dove comincia lo studio della lingua italiana, che parla molto bene, e il tirocinio come operatore del legno. Uscito dal progetto Sprar sopravvive facendo qualche lavoretto come lavapiatti, tuttofare e raccogliendo frutta nei campi. Poi, grazie allo Sportello Immigrati della città, scopre Refugees e incontra Fiorenza. “Appena l’ho conosciuta, ho pensato che sarebbe andata bene. Era troppo simpatica. Io le sono molto grato. Quando ho raccontato della convivenza ai miei genitori in Senegal, mi hanno detto di avere coraggio e di andare avanti. Per me Fiorenza è come un’altra mamma”.

 

B. Gnisci

 

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