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Quando lo sport è senza frontiere

Lo sport può davvero unire e superare ogni barriera. È universale. Grazie alla passione per le attività all’aperto, io, Gianni e Maria abbiamo trovato da subito un terreno comune. Condividere qualcosa che ti piace con gli altri, è il modo più naturale per costruire un legame e sentirsi a casa.

Ali

L’Etiopia, si sa, vanta una lunga tradizione nell’atletica leggera che, fino ad oggi, gli è valsa 53 medaglie alle Olimpiadi. Leggendari sono i maratoneti e i fondisti che provengono da questo paese. Anche Ali ama la corsa e, da quando vive a Collegno, gli è capitato persino di andare a correre di notte con Gianni, la persona che, assieme alla moglie Maria Grazia, lo ospita da ottobre.

In Italia dal 2017, Ali ha cercato di ricostruirsi una routine proprio attraverso la pratica sportiva: una consuetudine della sua vita passata che gli serve a creare una continuità fra il prima, l’Etiopia, e il dopo, l’arrivo nel nostro Paese. Nel mezzo, fra queste due tappe, ci sono stati i mesi tremendi in Libia e il viaggio su una imbarcazione di fortuna per raggiungere le coste italiane. Da lì, il centro di accoglienza per minori – Ali è arrivato quando aveva 17 anni – quello per adulti e, infine, la casa di Maria e Gianni a Collegno.

“Il progetto all’interno del centro dove ero accolto stava per terminare, così mi sono rivolto alla mia operatrice per dirle che desideravo trovare un posto in cui poter proseguire il mio percorso”, racconta Ali, “avevo timore che, una volta uscito, avrei dovuto ricominciare da zero, mandando in fumo tutti i progressi fatti fino a quel punto”. Per i rifugiati e le rifugiate, il momento in cui devono lasciare il sistema di accoglienza può essere particolarmente critico: spesso non hanno ancora una adeguata rete sociale su cui contare, né un lavoro stabile che consenta loro di trovare una sistemazione adeguata in cui vivere. Il rischio è che si trovino in una nuova situazione di vulnerabilità. Per questo, l’educatrice che seguiva Ali gli ha parlato di Refugees Welcome e della possibilità di andare a vivere con una coppia italiana. “Ho pensato che fosse una cosa positiva per me e ho accettato di proporre la mia candidatura”, ricorda Alì.

A Collegno provincia di Torino, Gianni e Maria Grazia erano già pronti ad accoglierlo: “Avevamo uno spazio libero a cui desideravamo dare una nuova vita. Volevamo una associazione a cui appoggiarci: abbiamo cercato su internet e abbiamo contattato Refugees Welcome. Dopo i primi colloqui, ci hanno proposto di conoscere Ali”, dice Gianni. “Ci siamo incontrati in un bar di San Salvario a Torino”, ricorda Maria “ci ha fatto un’ottima impressione: Ali è un ragazzo con un sorriso dolce che ti conquista immediatamente. Gli abbiamo proposto di venire a cena a casa nostra, per fargli conoscere i nostri figli e rispettivi fidanzati”. Di quella serata assieme, a base di cibo italiano, Ali dice: “Mi sono sentito subito a mio agio e ho ritrovato una atmosfera famigliare, come se li conoscessi da tempo. Io vengo dall’Etiopia, sono abituate a vivere con tante persone. È stato piacevole provare questo tipo di sensazione: come essere a casa”.

Da quel momento, tutto si è svolto abbastanza velocemente, senza particolari timori o ripensamenti. “Il nostro è stato un approccio molto pragmatico: la voglia di iniziare questa avventura era superiore alle paure. Non sapevamo bene cosa aspettarci, ma eravamo curiosi di partire”, ricorda la coppia. Nemmeno il covid è stato un deterrente: “Siamo dell’idea che la vita debba continuare, con le dovute precauzioni, ma si deve andare avanti”, dice Maria Grazia.

Due mesi di convivenza non sono tantissimi, ma già sufficienti per stabilire una routine, fatta di cene, film e attività all’aperto: “Abbiamo trovato delle cose in comune che ci piacciono. Ali ama lo sport e le attività all’aria aperta come noi.  Non avevamo particolari aspettative, quindi tutto quello di bello che sta nascendo tra noi, è naturale e ci rende felici”, afferma sempre Maria Grazia. Le fa eco Gianni: “Siamo andati parecchie volte a correre in montagna, anche di notte, a fare dei lunghi giri in mountain bike, con delle discese impegnative, e ho visto che atleticamente Ali è molto forte. In pochissimo tempo ha imparato a fare delle cose, con me e i miei amici, che non aveva mai fatto. È bello vedere il suo entusiasmo”. Ali conferma: “Mi sto divertendo. Amo la natura e praticare lo sport, ma non ero mai andato in mountain bike. Gianni e Maria sono come la la mia seconda famiglia, è anche meglio di come mi aspettassi”.  La sera c’è spazio per altre attività in comune.

Mangiamo e poi vediamo dei film. Ali è molto appassionato di cinema e ce ne propone diversi. Abbiamo fatto una scorpacciata di film horror, i suoi preferiti, mentre adesso, fortunatamente, siamo passati ad altri generi.

Gianni

C’è poi anche lo studio per la patente che vede impegnato Ali: “Mi sto esercitando a fare i test per la prova scritta e spesso Gianni mi dà una mano, perché il linguaggio è un pò ostico. La sera ci sediamo sul divano e gli chiedo dei chiarimenti”, racconta il ragazzo.

Oltre ai film, allo sport e alla patente, il rapporto è fatto anche di dialogo e confronto. “Alì ci spiega cose del suo Paese. È davvero interessante scoprire altre culture che sono, al tempo stesso, per alcuni aspetti, simili, e per altri, differenti. Per noi è spunto di riflessione costante”, dicono Maria e Gianni. A proposito di differenze culturali, Maria ricorda: “Dopo un paio di settimane che vivevamo insieme, siamo andati a cena da nostra figlia che aveva preparato la pizza e io ho offerto la birra ad Alì, dimenticando che, essendo musulmano, non beve alcolici. Non possiamo dare per scontato che una cosa che per noi è una consuetudine, lo sia per tutti”.

L’armonia che si instaurata tra la coppia e il giovane etiope potrebbe essere accompagnata, con procedere della convivenza, da qualche piccola incomprensione, ma la cosa non spaventa Maria: “Siamo nella fase della scoperta, in cui tutto è nuovo, ma siamo consapevole che magari, fra qualche mese, possano sorgere dei problemi. È naturale e forse anche salutare. Credo che saremo in grado di affrontarli”.

Gianni pensa che il successo di questa esperienza, sino ad oggi, stia nell’equilibrio che i tre hanno trovato. “Ali ha piacere a stare con noi, ma coltiva, allo stesso tempo, la sua indipendenza. Ha degli amici con cui esce, ha i suoi luoghi dove va a fare sport da solo. Questa sintesi tra condivisione e autonomia credo sia fondamentale per far funzionare la convivenza”.

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