Questa è una storia di tenacia, pazienza, e tanto amore. Rohela è una giovane donna afghana, arrivata nove anni fa in Italia per poter curare sua figlia, molto piccola. La bambina necessitava di un intervento chirurgico, e dopo di cure. Rohela era inoltre incinta, e per sua figlia aveva diviso il suo cuore: metà in Italia, l’altra metà in Afghanistan, dove aveva lasciato altri due figli piccoli. Il tempo è passato, e la sua preoccupazione di madre è diventata angoscia infinita negli ultimi tempi, quando in Afghanistan le tensioni sono nuovamente esplose e nel 2021 c’è stato il ritorno dei Talebani.

Nel frattempo, Rohela stava costruendo la sua nuova vita in Puglia: grazie al nostro progetto di accoglienza aveva conosciuto una famiglia originaria di Bitonto, i Maffei, che l’aveva accolta con le sue due bimbe, e l’aveva poi aiutata a prendere una casa in affitto. Rohela aveva imparato ad andare in bicicletta, aveva instaurato amicizie e imparato l’italiano, e aveva anche trovato lavoro. Nell’agosto 2021, però, l’esigenza di riunire la famiglia e rivedere i due figli lontani – nonostante fossero in costante contatto con le videochiamate – era diventata insostenibile, soprattutto nei momenti concitati che hanno segnato l’occupazione dell’Afghanistan da parte dei Talebani. C’era stato un primo tentativo di far arrivare i ragazzi in Italia, Refugees Welcome Italia era riuscita a inserirli fra coloro che potevano prendere l’aereo e scappare, ma il caso ha voluto che in aeroporto a Kabul arrivassero tardi.

Riabbracciare i miei figlie dopo così tanto tempo e dopo tutto quello che abbiamo passato è una gioia che non pensavo di poter provare
Rohela

E per fortuna, dato che sono riusciti a sfuggire all’attentato che è costato la vita a molti civili. Rohela l’ha saputo dopo, che i suoi figli erano vivi e si erano rifugiati in Pakistan con la zia e i cugini. E quindi ha ricominciato a sperare, grazie alla famiglia Maffei e alla nostra e a Refugees Welcome Italia si è provato ad aprire un corridoio umanitario tramite il ministero degli Interni, ma la questione ha richiesto ulteriore tempo. È passato un anno, i documenti necessari sono arrivati, un primo tentativo di partenza non è andato a buon fine, si è ricominciato nuovamente tutto daccapo per raccogliere i soldi e comprare nuovi biglietti aerei. E stavolta è arrivato il lieto fine: Rohela ha potuto abbracciare i due figli arrivati all’aeroporto di Bari a metà agosto, e anche la sorella e i due nipoti. I figli – una ragazza e un bimbo – ora hanno 18 e 10 anni, e sono finalmente con la mamma.

Abitano in otto (compresa la zia e i due cugini) nella casa di Rohela a Bitonto, e lei, che lavora come badante, è l’unica fonte di reddito. Perciò ora la nostra organizzazione è scesa nuovamente in campo insieme con Etnie onlus e Medici con l’Africa CUAMM Bari, al suo fianco: abbiamo lanciato una raccolta fondi per sostenerli nelle spese di vitto e utenze, e allo stesso tempo aiutare nell’inserimento scolastico e lavorativo, permettendo loro di frequentare corsi di italiano e anche dei tirocini che li rendano autonomi nel sostentamento della famiglia. Il supporto dei Maffei, che da sempre hanno aiutato Rohela, c’è anche stavolta. E stavolta, però, c’è una grande, importante differenza: il suo cuore di mamma è finalmente tutto unito.

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