Nel quadro del progetto europeo H:OUSE – Housing to Overcome Unstable Situations in Europe, a Ravenna è in corso una sperimentazione che mette al centro un modello innovativo di co-housing, sviluppato in collaborazione con il Comune e con una rete articolata di attori territoriali. L’iniziativa parte dalla consapevolezza che la fragilità abitativa non può essere affrontata unicamente garantendo un alloggio, ma richiede un lavoro più ampio, capace di intrecciare relazioni, competenze e responsabilità condivise.

Il cuore del pilot ravennate è rappresentato dall’attivazione di un appartamento in co-housing destinato a persone migranti in situazione di bisogno abitativo. Non si tratta di una soluzione emergenziale, ma di un percorso accompagnato verso l’autonomia. L’abitazione diventa uno spazio di convivenza regolata, dove le regole sono condivise e la responsabilità è parte integrante dell’esperienza. Il Comune e i partner coinvolti hanno lavorato alla definizione di accordi, strumenti e procedure che rendano il modello solido e replicabile, calibrandolo sulle specificità del territorio ravennate.

Attorno all’appartamento si è costruita una rete di supporto che coinvolge associazioni della diaspora, realtà del terzo settore e soggetti istituzionali. Questa dimensione comunitaria è centrale: il co-housing non è pensato come uno spazio isolato, ma come un nodo inserito in un ecosistema territoriale che accompagna, orienta e sostiene. Il progetto promuove infatti un dialogo costante tra attori pubblici e privati, anche attraverso momenti di confronto dedicati ai temi dell’abitare, con l’obiettivo di individuare soluzioni strutturali e sostenibili.

Parallelamente alla sperimentazione abitativa, il pilot prevede un articolato percorso formativo. L’accesso a una casa, infatti, è strettamente legato alla capacità di comprenderne diritti e doveri, di gestire un bilancio familiare, di orientarsi tra contratti e pratiche amministrative, di prendersi cura degli spazi. Per questo sono stati attivati training di base rivolti a migranti e membri delle comunità della diaspora, costruiti a partire da un’analisi dei bisogni e sviluppati in collaborazione con attori del territorio. I percorsi affrontano temi quali la lingua italiana per la vita quotidiana, l’educazione finanziaria, le regole della convivenza e la manutenzione dell’alloggio, con un approccio pratico e orientato all’autonomia.

Accanto alla formazione di base, sono previsti workshop tecnici con esperti, che approfondiscono aspetti legati ai contratti di locazione, all’accesso al credito e alle tutele previste dalla normativa. In questo quadro, la mediazione interculturale svolge un ruolo fondamentale, facilitando il dialogo tra beneficiari, istituzioni e soggetti privati e contribuendo a prevenire incomprensioni o conflitti.

Il pilot ravennate include inoltre un lavoro di analisi e studio delle condizioni abitative locali, con l’obiettivo di elaborare, insieme all’Amministrazione comunale, una strategia di lungo periodo sull’abitare inclusivo. L’esperienza del co-housing e delle attività formative non è dunque un intervento isolato, ma un laboratorio che ambisce a generare apprendimenti utili per le politiche locali.

Attraverso il progetto H:OUSE, Ravenna sperimenta un modello che integra casa, formazione e comunità. L’abitazione non è considerata solo un bene materiale, ma un punto di partenza per costruire autonomia, responsabilità e appartenenza, rafforzando al tempo stesso la collaborazione tra istituzioni, società civile e cittadini.

Per maggiori informazioni sul progetto H:OUSE, visita il sito: https://house-project.org/
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