Luca, 48 anni, italiano. Matenin, 32 anni, maliano. Si sono conosciuti grazie al progetto Community Matching, che realizziamo insieme a Unhcr Italia e Ciac, con il sostegno dei fondi dell’8×1000 di Soka Gakkai, per promuovere relazioni di amicizia e favorire percorsi di inclusione. L’iniziativa coinvolge 10 città italiane, fra cui Milano. Li abbiamo incontrati per capire come sta andando.

Perché hai deciso di iscriverti al progetto Community Matching? 

Matenin: mi è piaciuta subito l’idea, credo che sia un modo molto intelligente per mettere in contatto persone che altrimenti non si incontrerebbero e anche per superare paure reciproche. Inoltre, avevo bisogno di un amico che mi potesse dare una mano anche nelle questioni pratiche. 

Luca: quando è scoppiata la guerra in Ucraina, ho sentito il bisogno di fare qualcosa di concreto. Volevo fare la mia parte e ho avuto l’opportunità di conoscere il progetto Community Matching tramite una presentazione online.

Cosa  fai insieme al tuo buddy? 

Matenin: andiamo in giro, a mangiare la pizza, a prendere il caffè. Luca è diventato un pò il mio punto di riferimento: mi ascolta, mi dà una mano con la burocrazia, ma la cosa più importante è che mi ha aiutato a trovare casa e lavoro!  

Luca: da quando ho conosciuto Matenin ho cercato di aiutarlo con questioni concrete, soprattutto nella ricerca di lavoro, perché ho capito quanto fosse importante per lui. Quando ha ricevuto la chiamata per il suo attuale impiego, ho scelto di accompagnarlo di persona. Credo che la mia presenza abbia contribuito a incoraggiarlo. Ho avuto anche una conversazione con il CEO dell’azienda, che ha poi deciso di assumerlo. In Italia molte cose funzionano grazie alle relazioni personali, anche nel mondo del lavoro. Ci vediamo regolarmente, almeno una volta a settimana, anche per condividere storie, bere qualcosa, discutere di come stanno  procedendo le cose.  

Prima mi sentivo sempre in imbarazzo a relazionarmi con persone italiane, invece con Luca, sin dal primo giorno, mi sono sentito a mio agio. Ora mi sento diverso, non provo più imbarazzo e non mi vergogno più. Questa amicizia mi ha aiutato a non sentirmi più fuori posto

Matenin

Qual è stato l’impatto di questa amicizia? 

Matenin: prima di entrare nel progetto, mi vergognavo tantissimo a parlare in italiano, pur capendo cosa mi veniva detto, non riuscivo a rispondere! Ora è come se qualcosa in me si fosse sbloccata, sono veramente contento, sono più libero. Questa amicizia è stata fondamentale rispetto a questo aspetto. 

Luca: questa amicizia ha avuto un impatto significativo su di me, soprattutto perché è stata la mia prima esperienza di questo genere. Mi sono reso conto che, osservando da fuori, è difficile comprendere in pieno la realtà delle persone rifugiateTutto ciò ha rafforzato la mia convinzione che questo tipo di progetto, che crea un ponte fra mondi spesso incomunicabili, è fondamentale.  

Cosa hai scoperto della cultura italiana che non sapevi prima? 

Matenin: una cosa che non sapevo riguarda la “cultura dello sguardo”. Per noi, in Africa, non guardare in faccia quando ti parlano significa rispetto, invece qui in Italia non è così. Luca mi ha spiegato questa differenza, nessuno mi aveva mai detto che quando guardavo altrove, mentre qualcuno mi parlava, era un problema. Poi ho anche imparato tantissime cose sulla cultura italiana in generale e sulle feste, cosa significa il Natale sul Papa, io pensavo fosse italiano, ma invece ho scoperto che è argentino! 

Ci sono state delle difficoltà nella relazione con il tuo buddy? 

Matenin: prima mi sentivo sempre in imbarazzo a relazionarmi con persone italiane, invece con Luca, sin dal primo giorno, mi sono sentito a mio agio. Ora mi sento diverso, non provo più imbarazzo e non mi vergogno più. Questa amicizia mi ha aiutato a non sentirmi più fuori posto. 

Luca: all’inizio c’erano difficoltà nella comunicazione e non sapevo da dove cominciare. Tuttavia, con il tempo, abbiamo superato queste sfide. Ci siamo gradualmente adattati, abbiamo imparato a comprendere meglio il nostro modo di comunicare. Quando ho cominciato a guadagnare la sua fiducia è nata l’amicizia.  

Osservando da fuori è difficile comprendere in pieno la realtà delle persone rifugiate. Questo tipo di progetto, che crea un ponte fra mondi spesso incomunicabili, è fondamentale.  

Luca

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