Oggi che l’Unione europea si trova ad affrontare uno dei momenti più difficili della sua storia, la Road map per il diritto di asilo, di cui Refugees Welcome Italia è parte, ha deciso di rilanciare la mobilitazione della società civile. Il 4 luglio, al termine di un’assemblea on line che ha visto la partecipazione di quasi 200 persone da ogni parte d’Italia, abbiamo redatto una lettera aperta in dieci punti rivolta al nuovo Parlamento europeo e alle forze politiche e che invitiamo a sottoscrivere. Fermiamo la violenza delle frontiere, costruiamo un’Europa dei diritti, ascoltiamo la società civile. 

Appello ai/alle parlamentari europei e alle forze politiche italiane

L’Unione europea si trova ad affrontare uno dei momenti più cruciali della sua storia. Tra i tanti temi che animano le preoccupazioni della società civile, ricorre la questione ancora irrisolta delle politiche di accoglienza e protezione per chi chiede asilo, con scelte adottate nel corso della scorsa legislatura che appaiono inutilmente vessatorie e persecutorie verso chi fugge da persecuzioni, guerre, violenze generalizzate, disastri climatici che provocano carestie, desertificazione, povertà estrema.

Siamo una rete di associazioni impegnate nell’accoglienza, nella promozione dei diritti sanciti da leggi e convenzioni internazionali, nel salvataggio in terra e in mare, nel sostegno a chi giunge nell’Unione europea per poter costruire in sicurezza la propria vita. Attraverso un lungo percorso di consultazione e denuncia, abbiamo provato, con ogni possibile sforzo, ad evitare l’approvazione del Patto Migrazione e Asilo, una riforma che mette in serio pericolo l’esistenza e l’esercizio stesso del diritto di asilo. Non ci siamo riusciti. Il Parlamento europeo, seppure con una maggioranza risicata, ha adottato il pacchetto di riforme.

Non per questo intendiamo fermarci. Siamo determinati a rafforzare l’impegno collettivo di fronte a quello che consideriamo un colossale errore politico europeo, sia di contenuti, sia di strategie.

Migliaia di morti nel Mar Mediterraneo, nell’Oceano Atlantico, sulla rotta balcanica sono il frutto di politiche che, invece di ampliare vie sicure e legali di accesso all’Europa e di costruire un autentico ed efficace sistema di accoglienza e integrazione, percorrono la scorciatoia della militarizzazione delle frontiere e della costruzione di muri sempre più alti per fermare, a qualsiasi costo, i flussi migratori. Crediamo fermamente in un sistema europeo comune di asilo come quadro giuridico e politico essenziale per garantire il rispetto dei valori fondanti dell’Europa, la condivisione delle responsabilità, la solidarietà tra gli Stati membri e la protezione delle persone.

Serve più ascolto della società civile e rispetto dei diritti fondamentali di cui l’Europa si vanta di essere storicamente depositaria. Per questo, in vista dell’avvio della nuova legislatura, reiteriamo il nostro appello ad un cambio di passo delle politiche europee in tema di migrazione e asilo che metta al centro la tutela dei diritti e della dignità delle persone migranti e rifugiate e che si basi sulle seguenti azioni.

Che cosa chiediamo? Questi sono i punti della nostra piattaforma.

1. Rafforzare ed incrementare le vie di accesso sicure e legali in Europa e garantire l’accesso al territorio europeo per chi cerca protezione. Aggiornare il codice dei visti, in modo da rendere più semplice ottenere visti per studio, lavoro e ricerca lavoro; favorire i ricongiungimenti familiari e ampliare la platea di chi può accedervi.

2. Fermare l’uso della detenzione amministrativa in ambito migratorio. Migliaia di uomini e donne, inclusi minori, vengono detenuti senza aver commesso alcun reato. Il ricorso alla detenzione amministrativa è destinato a diventare la norma con l’entrata in vigore del nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo, che introduce l’uso generalizzato delle procedure di frontiera. La privazione della libertà personale è una pratica disumana e disumanizzante, che causa gravi danni alla salute mentale e fisica delle persone, nonché alla credibilità giuridica di chi la esercita. Esigiamo che si ponga fine a questa pratica e che, nel contempo, siano chiusi i centri esistenti, come i CPR, e i centri di trattenimento come gli hotspot.

3. Interrompere i programmi di realizzazione di strutture di detenzione persone migranti e rifugiate in Stati terzi (come nel caso dell’Italia con l’Albania), che costituiscono una inquietante deriva autoritaria di segregazione delle persone e di compressione dei loro diritti fondamentali.

4. Promuovere il pieno rispetto del diritto di asilo. Il ricorso diffuso alla procedura accelerata di frontiera, che impone un esame sommario delle domande di asilo, basato principalmente sulla provenienza geografica delle persone, è una seria minaccia al pieno esercizio del diritto di asilo e rischia di causare respingimenti verso Paesi non sicuri. La procedura ordinaria di esame della domanda di asilo, che prevede l’accesso al territorio e accoglienza, deve tornare ad essere la norma. Inoltre, va fermato l’utilizzo strumentale dell’ambigua nozione di “Paese terzo sicuro”, con la quale si vorrebbe rinviare il maggior numero possibile di persone richiedenti asilo già arrivate in Europa in Paesi con i quali non hanno alcun reale legame e che non sono in grado di offrire loro adeguata protezione.

5. Creare un dispositivo trasparente di monitoraggio sugli accordi stipulati dall’Unione europea con Paesi terzi, in modo da garantire scrutinio pubblico e rispetto dei diritti fondamentali. Occorre verificare che gli aiuti allo sviluppo e il sostegno economico a questi Stati da parte dell’UE siano doverosamente subordinati al rigoroso rispetto dei diritti umani e non più vincolati al loro impegno nel contrastare i flussi migratori.

6. Istituire una missione di soccorso europea, come da Risoluzione 2023/2787(RSP) votata a luglio del 2023 dal Parlamento europeo. Nella nuova legislatura, questo proposito deve tradursi in un impegno concreto che porti all’istituzione di un’operazione strutturata di ricerca e soccorso nel Mediterraneo coordinata e finanziata dall’UE.

7. Orientare le politiche degli Stati europei verso la costruzione di un sistema unico di accoglienza diffusa, con unità abitative di piccole dimensioni, integrate nei territori, in cui le persone abbiano un ruolo da protagoniste nel loro percorso verso l’autonomia e non siano più relegate al ruolo di passivi beneficiari all’interno di centri di accoglienza spesso di grandi dimensioni e geograficamente isolati.

8. Abolire l’agenzia Frontex che, nella sua attuale configurazione e mandato, ha prodotto enormi distorsioni. Le frontiere europee sono diventate sempre di più luoghi di violenze, abusi e sistematiche violazioni delle stesse leggi fondamentali dell’Unione, anche a causa dell’operato di tale agenzia. La modalità di controllo comune delle frontiere esterne va profondamente rivista e vanno istituiti efficienti sistemi di monitoraggio sul rispetto dei diritti fondamentali di coloro che si trovano alle frontiere europee.

9. Assicurare che l’implementazione del Patto Migrazione e Asilo sia rigorosamente aderente agli standard internazionali in materia di tutela del diritto di asilo e di diritti umani delle persone in movimento, soprattutto per quanto riguarda l’applicazione dei regolamenti screening e procedure.

10. Operare, in ambito italiano, una totale inversione delle attuali politiche e delle prassi amministrative, per mettere al centro dell’agenda politica azioni che tutelino le persone migranti dallo sfruttamento e dalla precarietà di soggiorno, che garantiscano il rispetto del diritto d’asilo e l’accesso alla accoglienza, oggi fortemente messa in discussione dalle scelte del Governo. Tale cambiamento deve prevedere un superamento dell’attuale sistema del “decreto flussi” che genera insicurezza, illegalità e marginalità sociale dei lavoratori e delle lavoratrici stranieri. Nella cornice più generale della “smilitarizzazione” delle politiche migratorie, crediamo che queste ultime possano e debbano rientrare nelle competenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Alle logiche securitarie bisogna contrapporre con determinazione la logica dell’accoglienza e della tutela dei processi positivi di inclusione, garantendo la libertà di movimento e la difesa dei diritti nelle comunità accoglienti.

Come coalizione impegnata a promuovere il diritto d’asilo e la libertà di movimento, vigileremo con continuità e competenza su ogni singolo passo che l’Unione europea e i suoi Stati membri compiranno per applicare il Patto Migrazione e Asilo, attivando ogni iniziativa nazionale ed europea che si renda necessaria per tutelare i fondamentali principi costituzionali su cui poggia il progetto europeo.

Firma e sottoscrivi a questo link la lettera aperta ai/alle parlamentari europee e alle forze politiche italiane.

La Road Map per il diritto di asilo è promossa in collaborazione con Forum per cambiare l’ordine delle cose, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, Mediterranea Saving Humans, Re.Co.Sol – Rete delle Comunita’ Solidali, Stop Border Violence, RiVolti ai Balcani, Italy Must Act, RESQ.

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