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La società civile incontra il mondo della politica.

Il 6 agosto il mondo della politica ha ascoltato le voci della società civile, la delegazione, composta da Giovanna Cavallo (Forum per cambiare l’ordine delle cose), Fabiana Musicco (Refugees Welcome Italia), Emanuele Petrella (WelcHome) e Stefania Dall’Oglio (Grei250), è stata accolta in rappresentanza delle diverse organizzazioni aderenti alle varie reti nazionali con le quali in queste settimane si è attivata una consultazione sulle modifiche dei decreti sicurezza. 

Per noi la strada percorribile è una, senza se e senza ma, e prevede l’abrogazione totale dei decreti.

Diversi gli argomenti sul tavolo, incentrati in particolare intorno alla tutela dei diritti dei cittadini migranti presenti in Italia e sulla necessaria abrogazione dei Decreti sicurezza. Molte le azioni da costruire, molti i passi da compiere per ricucire gli strappi fatti dalle malsane misure di Salvini, capitano che stava traghettando l’Italia verso la cancellazione della tutela dei diritti fondamentali dell’uomo. Punto fondamentale: il viceministro ha confermato il ripristino dei requisiti per il riconoscimento della protezione speciale ai sensi e per gli effetti degli articoli 3 ed 8 della CEDU , prevedendo la l’allungamento del titolo da un anno a due anni e la convertibilità del permesso in pds per lavoro.

Pur esprimendo un giudizio positivo sull’approccio della politica, espresso dal Viceministro Mauri, confermiamo l’assoluta necessità di intervenire rapidamente sulle conseguenze dei Decreti sicurezza, con un’attenzione particolare verso le persone che hanno perso il permesso di soggiorno a causa di tali misure: la stima è da brividi, si calcola che nel periodo tra il 2018 e il 2020 siano state 100.000 le persone che si sono viste cancellare il permesso di soggiorno. 

Una nostra proposte presa in carico dal Ministero: la riesamina dei singoli casi, oppure azione in forza di una circolare che possa prevedere a seguito di istanza degli interessati presso le questure il rilascio di una protezione speciale (previa rinuncia al ricorso per esempio). 

Sul tema dell’accoglienza, severi i giudizi riportati al viceministro: rigide le linee che abbiamo dettato come direttrici di un percorso volto ad eliminare il divario degli ambiti di accoglienza, nella necessità di ripensare a un sistema di inclusione che valorizzi vocazioni specifiche e incentivi un ampliamento del sistema – cosiddetto di seconda accoglienza -che favorisca realmente i percorsi di autonomia. Sul tema dell’autonomia ecco le altre proposte della società civile messe sul tavolo: formazione al lavoro e accesso facilitato al mercato della locazione attraverso l’utilizzo dei beni confiscati alle mafie.

Su tutti questi punti come delegazione abbiamo proposto un percorso di concertazione straordinario che allarghi la consultazione su due piani: ridurre l’incidenza della accoglienza emergenziale da una parte, e diffondere il sistema di accoglienza dall’altra, coinvolgendo i servizi cittadini già esistenti, mettendo in rete le realtà attive tanto nel privato sociale quanto nel pubblico. Ci rivedremo il 15 settembre, per ripartire da dove ci siamo lasciati. 

Continueremo a lavorare a favore dei diritti chi ha perso i documenti a causa di leggi inique, a favore di un sistema di accoglienza inclusivo e proattivo, e per l’eliminazione della “lista dei paesi sicuri”: un nodo cruciale, a cui ad oggi il governo sembra non voler mettere mano.   

 

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