La quarantena di Kalissa.

In Storie

Kalissa è un giovane rifugiato accolto da una famiglia di Palermo. In questi giorni lo abbiamo incontrato per farci raccontare come sta andando questo periodo di quarantena.

Come stai vivendo questo periodo?

Lo sto vivendo come si dovrebbe. Nel senso che resto a casa per la mia sicurezza e per quella delle persone con cui convivo. Per salvaguardare la salute di tutti.

Come guardi a questa pandemia?

Sono sicuro che ce la faremo e la supereremo, anche se non si sa quando. Se tutti rispettiamo le regole stabilite dagli scienziati, sperando che abbiano ragione, supereremo anche questo.

La pandemia ti fa riflettere sull’importanza dell’avere una casa?

Sì, l’importanza della casa è grandissima. Auguro a tutti di averne una, un posto in cui stare. È importante perché mi trovo in un posto in cui mi sento al sicuro, protetto, nonostante la pandemia. Non sono solo, sono assieme a questa famiglia, che mi dà grande supporto. È anche per questo che sto vivendo questa esperienza con fiducia. Mi chiedo: “chi vive un momento del genere senza una casa, come fa?”

Qual è la prima cosa che farai appena finita la quarantena?

È una domanda che ognuno di noi si pone, ma la prima cosa da chiedersi è: “sopravvivremo?” Se tutto andrà bene, appena finisce questa quarantena, c’è la mia ragazza che è da 3 settimane che piange e ha voglia di vedermi.

 La tua attività preferita in questi giorni?

Studiare e leggere, perché mi aiutano a passare la giornata in maniera leggera.

Hai scoperto cose nuove?

Ho cucinato piatti nuovi, quello sì.

Pensi che sia cambiato il rapporto con Giando, Patrizia e i loro figli?

È cambiato molto, perché prima ci vedevamo poco. Adesso ci svegliamo assieme e fino a sera restiamo insieme. Facciamo lavori a casa, cuciniamo, mangiamo, chiacchieriamo e guardiamo film.

Pensi di conoscerli meglio?

Molto meglio, sì. C’è una maggiore apertura tra di noi, pure io sto condividendo di più quello che prima cercavo di tenere solo per me stesso. Parliamo anche delle mie preoccupazioni, e loro mi danno sostegno, anche perché sono grandi e hanno più esperienza.

Pensi che questo virus, come società, ci possa insegnare qualcosa?

L’uomo è nato per affrontare la sopravvivenza, come un pesce in mare aperto, sempre troverà delle sfide da affrontare e supererà anche questa. Al di là di questo, penso che insegnerà a tutti l’importanza di avere una casa in cui sentirsi al sicuro e dell’importanza delle relazioni, del convivere con gli altri.

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