Decreto immigrazione: più insicurezza e marginalità sociale

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Refugees Welcome Italia ribadisce la sua contrarietà alle misure previste dal decreto immigrazione approvato oggi in Senato. Ridimensionamento dello Sprar, abolizione della protezione umanitaria, esclusione dei richiedenti asilo dai servizi per l’integrazione, incremento dei grandi centri e stretta sulla concessione della cittadinanza: sono alcune delle misure contenute nel provvedimento che ridisegnerà in negativo l’architettura del sistema nazionale di accoglienza. Lontano dal garantire “l’ordine e la sicurezza pubblica”, questo decreto va, secondo l’associazione che promuove l’accoglienza in famiglia, nella direzione opposta, acuendo il disagio sociale e aumentando l’insicurezza per tutta la popolazione, migrante e italiana,  con pesanti ricadute anche sulla coesione sociale.

“Questo decreto” sottolinea Fabiana Musicco, presidente di Refugees Welcome Italia, “rappresenta un preoccupante passo indietro. Invece di potenziare il sistema di accoglienza diffusa gestito dagli enti locali, che ha favorito, in questi anni, reali processi di inclusione per richiedenti asilo e titolari di protezione, si sceglie di rafforzare la logica emergenziale dei grandi centri che, oltre a non garantire alcuna integrazione, genera spesso, a causa dei pochi controlli, abusi e malversazioni”.

Ad allarmare Refugees Welcome Italia è soprattutto l’​abolizione della protezione umanitaria,​ un permesso di soggiorno che lo Stato italiano riconosce a coloro che, pur non avendo i requisiti per ottenere la protezione internazionale, presentano comunque delle vulnerabilità tali da richiedere una forma di tutela.

“L’abolizione della protezione umanitaria creerà migliaia di nuovi senza tetto, persone senza diritti, che rischiano di diventare facile preda di sfruttamento e criminalità”, prosegue Musicco. “Eliminare la possibilità di rilasciare o rinnovare un permesso umanitario a chi ha compiuto un percorso di inclusione o presenta condizioni di fragilità è una misura non solo inumana, ma anche contraria al buon senso”.

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