Immagina di essere sopravvissuto alla violenza e agli abusi dei lager libici per poi essere detenuto in condizioni disumane in Italia, senza aver commesso alcun reato, se non quello di cercare protezione o una vita migliore. È quello che può succedere alle persone straniere che finiscono nei CPR, Centri di Permanenza per il Rimpatrio, in cui vengono trattenuti, per un periodo che può durare fino a 18 mesi, coloro che sono in attesa di essere rimpatriati

È la cosiddetta detenzione amministrativa, a cui si viene sottoposti spesso attraverso procedimenti veloci che violano il diritto alla difesa, in condizioni disumane e senza poter comunicare con l’esterno. Segregazione, abusi fisici e psicologici, sporcizia, cibo avariato, abuso di farmaci: questi sono i trattamenti riservati a chi viene rinchiuso nei CPR.

Negli ultimi anni, molte inchieste giornalistiche e report di organizzazioni hanno messo in luce che i CPR sono strutturalmente incompatibili con i diritti umani fondamentali. Le stesse relazioni del Garante nazionale dei detenuti hanno evidenziato gravi violazioni del diritto alla difesa, alla salute, alla dignità, alla libertà di comunicazione con l’esterno. Diversi reportage hanno confermato l’abuso strategico di psicofarmaci per sedare le persone e renderle “innocue”. 

Chi protesta rischia pene fino a sei anni: il Pacchetto Sicurezza prevede ulteriori sei anni di reclusione per le persone trattenute nei CPR che organizzano e/o partecipano a rivolte. Si tratta dell’ennesimo attacco e tentativo di repressione nei confronti di chi, oltre ad essere privato della libertà personale senza aver commesso alcun reato, subisce anche ulteriori violazioni dei diritti umani.

Chi non ne può più, si toglie la vita, come Ousmane Sylla, un ragazzo di 22 anni originario della Guinea, che a febbraio si è suicidato nel CPR di Ponte Galeria. L’ennesima vittima della crudeltà e dell’indifferenza delle istituzioni. Sono circa 40 le persone che hanno perso la vita nei CPR, dove si consumano abusi di Stato intollerabili

Le persone trattenute sono invisibili alla società civile che per entrare in questi centri ha bisogno di autorizzazioni specifiche di Prefetture sempre più restie a concederle. Rendendo quindi questi luoghi completamente opachi.

I CPR rappresentano inoltre un affare ghiotto per enti privati che li gestiscono e che fanno profitti sulla privazione della libertà di esseri umani: a Ponte Galeria l’ente gestore è la multinazionale elvetica Ors, l’unica ad avere anche, almeno fino al giugno scorso, una società di lobbying che ne tuteli gli interessi in Parlamento. Nonostante le denunce della società civile, le indagini della Procura che stanno riguardando il CPR di Milano, il Governo ha aumentato i tempi di permanenza fino a 18 mesi, affidato la gestione di nuovi centri al genio militare e stretto un accordo con l’Albania per la costruzione di un CPR nel paese balcanico, ancor più lontano dagli occhi.

Noi non possiamo accettare che l’immigrazione continui ad essere gestita in questo modo disumano. I CPR rappresentano un buco nero del diritto, sono una vergogna e devono essere chiusi.

Il 6 aprile saremo in piazza a Milano per chiedere che vengano aboliti. Ora.

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