Refugees Welcome Italia a Lampedusa

Anche quest’anno Refugees Welcome Italia sarà presente a Lampedusa per la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, organizzata dal Comitato 3 Ottobre, per ricordare le vittime del naufragio del 3 ottobre 2013 e riflettere insieme sul significato di memoria, identità e giustizia.

Nel 2025, a dodici anni da quella tragedia, la Giornata torna sull’isola con una riflessione profonda e collettiva sul concetto di eredità: non solo come lascito simbolico, ma come diritto alla memoria attiva, alla riconoscenza delle storie interrotte e alla ricostruzione della dignità di chi ha perso la vita nel Mediterraneo.

Il Mediterraneo, ormai divenuto un cimitero invisibile, è il luogo dove si interrompono percorsi di vita, legami familiari e sogni di futuro. Restituire voce e identità a chi è morto significa compiere un atto di giustizia e di resistenza contro l’oblio.

Come ogni anno, la Giornata coinvolgerà studenti e studentesse provenienti da tutta Italia e da diversi Paesi europei, protagonisti di laboratori, incontri e attività creative che trasformano la memoria in consapevolezza e impegno civile.

In questo contesto, Refugees Welcome Italia proporrà un laboratorio educativo dedicato al tema delle migrazioni e della contro-narrazione, all’interno del percorso “Memorie Attive”, per stimolare nei giovani una riflessione critica sui linguaggi con cui si racconta la mobilità umana e sulle responsabilità di ciascuno nella costruzione di una società più giusta e accogliente.

Attraverso esercitazioni, testimonianze e attività partecipative, il laboratorio offrirà uno spazio di dialogo per esplorare nuove narrazioni sulla migrazione, capaci di superare stereotipi e rappresentazioni semplificate, valorizzando invece le esperienze e i contributi delle persone che attraversano le frontiere.

Per Refugees Welcome Italia, ricordare significa agire: dare continuità alla memoria collettiva e trasformarla in strumenti di conoscenza, empatia e partecipazione. Anche quest’anno, la nostra presenza a Lampedusa sarà un modo per onorare le vittime del mare e riaffermare il diritto universale alla dignità, alla giustizia e all’accoglienza.

Ma ricordare non basta. È urgente che l’Europa e l’Italia cambino le proprie politiche migratorie per evitare che le frontiere continuino a uccidere. Servono canali di ingresso sicuri e regolari:

  • corridoi umanitari per chi cerca protezione,

  • una revisione del regime dei visti che faciliti l’arrivo per motivi di studio e lavoro,

  • la semplificazione e l’estensione dei ricongiungimenti familiari,

  • e una missione europea di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, stabile e coordinata, per garantire che nessuna vita venga più persa in mare.

Solo così la memoria delle vittime potrà tradursi in responsabilità collettiva, e il Mediterraneo tornare a essere uno spazio di incontro e di umanità.


Riprende il monitoraggio dei CPR

Il Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI), di cui Refugees Welcome Italia è parte, ha avviato un nuovo ciclo di visite di monitoraggio nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) in tutta Italia. L’iniziativa si inserisce nell’aggiornamento periodico del rapporto CPR in Italia: Porre Fine all’Aberrazione e punta a garantire un’osservazione continuativa delle condizioni di trattenimento delle persone, che da anni suscitano gravi preoccupazioni sul piano dei diritti umani.

L’obiettivo è duplice: da un lato, documentare con rigore la realtà dei CPR per aggiornare il rapporto annuale del TAI; dall’altro, sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare il dialogo con le istituzioni, con un focus specifico sul tema della salute psicofisica delle persone trattenute. La richiesta rimane la stessa: il superamento di un sistema violento e repressivo, che continua a produrre gravi violazioni dei diritti fondamentali. No ai CPR, ovunque siano.

Quest’anno il calendario dei monitoraggi TAI è abbinato all’iniziativa Il Viaggio di Marco Cavallo nei CPR, promossa dal Forum Salute Mentale. Marco Cavallo, storico simbolo della chiusura dei manicomi e della rivoluzione basagliana, attraversa il Paese per dare visibilità alla condizione delle persone recluse e rafforzare e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.

Le delegazioni che entrano nei centri sono composte da esperti, esperte, rappresentanti della società civile e parlamentari. Il loro compito è raccogliere dati, testimonianze e documentazione utile all’aggiornamento del rapporto annuale e al lavoro di denuncia. Parallelamente, i gruppi locali coordinati dal Forum Salute Mentale e supportati dal TAI organizzano all’esterno eventi pubblici e azioni di advocacy.

Refugees Welcome Italia parteciperà alle delegazioni di Milano (19 settembre) e di Roma (27 settembre).

Dopo le prime tre tappe (Gradisca d’Isonzo, Torino, Macomer), il calendario completo prosegue con: Pian del Lago (22 settembre), Trapani (29 settembre), Palazzo San Gervasio (3 ottobre), Brindisi (8 ottobre), Bari (10 ottobre).

Il percorso si concluderà a metà ottobre con una giornata di restituzione pubblica a Roma, presso il Cinema Aquila, per presentare i risultati del monitoraggio e rilanciare l’appello alla chiusura dei CPR.


Nuovo Regolamento Rimpatri: no alla sua adozione

L’11 marzo 2025 la Commissione europea ha presentato una proposta per sostituire l’attuale Direttiva Rimpatri. Ufficialmente si parla di Regolamento sui rimpatri, ma dietro questa definizione neutra si nasconde un impianto repressivo e coercitivo che ha ben poco a che fare con il concetto di ritorno volontario. È per questo che lo definiamo più correttamente Regolamento sulle deportazioni: l’obiettivo è aumentare le espulsioni forzate a scapito di diritti e dignità delle persone.

La proposta contiene misure allarmanti:

  • deportazioni verso paesi con cui le persone non hanno alcun legame, neppure familiare o storico;

  • possibilità di istituire centri di deportazione fuori dall’UE, veri e propri spazi di detenzione offshore in violazione del diritto internazionale;

  • estensione della detenzione fino a 24 mesi, includendo minori e persone vulnerabili, con criteri talmente ampi da poter colpire la maggioranza di chi è senza documenti;

  • nuove sanzioni e restrizioni per chi non riesce a “cooperare” con la propria espulsione, anche quando si tratta di ostacoli fuori dal controllo delle persone (apolidia, barriere linguistiche, traumi, salute);

  • sorveglianza digitale e raccolta massiva di dati sensibili, anche con la possibilità di condividerli con paesi terzi non sicuri.

L’adozione di queste misure avrebbe conseguenze gravissime: migliaia di persone verrebbero spinte nell’irregolarità e in un limbo giuridico, senza accesso a diritti fondamentali come salute, lavoro, alloggio e istruzione. Famiglie e comunità verrebbero spezzate, mentre la criminalizzazione della mobilità umana alimenterebbe discriminazioni, profilazioni razziali e insicurezza sociale.

Inoltre, il Regolamento aprirebbe nuovi spazi di profitto per l’industria privata della detenzione e della sorveglianza, dirottando risorse pubbliche verso politiche punitive e inefficaci. Tutto questo invece di investire in ciò che serve davvero: comunità accoglienti, case, scuole, sistemi sanitari, percorsi di inclusione e regolarizzazione.

La società civile è unanime: 207 organizzazioni chiedono che questo Regolamento venga respinto. Non possiamo permettere che l’Europa scivoli verso un modello fondato su deportazioni e detenzione, sacrificando i diritti umani e i valori democratici.

Chiediamo alla Commissione di ritirare la proposta e al Parlamento e al Consiglio dell’UE di respingerla. È necessario cambiare rotta: investire in dignità, sicurezza e solidarietà, costruire società inclusive e garantire che ogni persona, indipendentemente dallo status, possa vivere in sicurezza e con pieno rispetto dei propri diritti.

Qui il link per leggere l’analisi completa e dettagliata delle criticità.

Qui la lista delle 207 organizzazioni che hanno sottoscritto l’appello.


La Corte di Giustizia UE sconfessa il modello Albania

Con la decisione diffusa oggi, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito un principio chiaro: uno Stato membro non può designare un Paese di origine sicuro senza garantire un controllo giurisdizionale effettivo e trasparente, né può mantenere tale designazione se nel Paese non è assicurata protezione a tutta la popolazione, senza eccezioni.

Si tratta di una decisione dirompente, che smentisce in modo radicale la linea del governo italiano. Il cosiddetto “modello Albania”, ideato per esternalizzare le procedure di frontiera verso centri collocati fuori dal territorio nazionale ma sotto giurisdizione italiana, è stato costruito e mantenuto su basi giuridiche oggi dichiarate incompatibili con il diritto dell’Unione. La sentenza colpisce al cuore uno degli assi portanti dell’intero impianto: la possibilità di processare richieste di asilo in procedura accelerata, basandosi sulla presunzione automatica di sicurezza del Paese d’origine.

Non è più possibile, alla luce della pronuncia, utilizzare atti legislativi opachi e privi di fonti verificabili per giustificare il respingimento veloce delle domande di protezione. E non è ammissibile trattare come “sicuro” un Paese che non offre garanzie a tutte le persone. È esattamente quanto avvenuto nei trasferimenti verso l’Albania, e ciò rende evidente che ogni ripresa di questa pratica comporterebbe gravi violazioni e un elevato rischio di annullamento da parte dei tribunali.

Il Tavolo Asilo e Immigrazione sollecita il governo a non riattivare il Protocollo Italia-Albania: una richiesta avanzata dal TAI fin da prima dell’avvio delle operazioni, e che ora diventa più forte nella cornice di questa sentenza. 

Nell’ultimo anno l’esecutivo ha più volte cercato di piegare le sentenze al proprio racconto, presentando come legittimazione ciò che non lo era affatto. Ma questa volta la pronuncia della Corte è inequivocabile, ed è difficile immaginare che possa essere strumentalizzata. L’architettura giuridica del modello viene demolita.

C’è un altro fronte giuridico ancora aperto, e riguarda i trasferimenti verso l’Albania direttamente dai centri di permanenza per il rimpatrio (CPR): la questione è oggetto di un nuovo rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia. Ma si tratta di un iter che richiederà almeno due anni. Nel frattempo, anche il nuovo modello è stato oggetto di molteplici censure giudiziali ed è incompatibile con i diritti umani, come raccontato nel report Ferite di confine recentemente diffuso dal TAI. Il modello Albania, anche nella sua seconda fase, va dismesso immediatamente.
Il Tavolo Asilo e Immigrazione chiede al governo di prendere atto della pronuncia, cessare ogni iniziativa orientata alla riattivazione del Protocollo, e ricondurre la politica migratoria all’interno del diritto internazionale ed europeo, e delle garanzie costituzionali.

Per il Tavolo Asilo e Immigrazione: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, ARCI, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, CGIL, CIES, CIR, CNCA, Commissione Migrantes e Gpic Missionari Comboniani Provincia Italiana, EMERGENCY, Europasilo, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, International Rescue Committee Italia, Intersos, Italiani Senza Cittadinanza, Medici del Mondo, Oxfam Italia, Recosol, Refugees Welcome Italia, Senza Confine, SIMM, UIL, UNIRE.


Ferite di confine: il nuovo report sul modello Albania

Oggi il Tavolo Asilo e Immigrazione presenta il report “Ferite di confine. La nuova fase del modello Albania”, frutto delle recenti missioni di monitoraggio condotte nel centro di Gjadër, in Albania, in collaborazione con il gruppo di contatto del Parlamento italiano e di quello dell’Unione europea. Refugees Welcome Italia ha partecipato attivamente a queste missioni, contribuendo alla raccolta di dati e testimonianze sul campo.

Il documento rappresenta un aggiornamento del precedente rapporto “Oltre la frontiera”, pubblicato a marzo 2025, che già denunciava le gravi implicazioni dell’accordo Italia-Albania sui diritti delle persone migranti. A pochi mesi di distanza, il contesto operativo si è radicalmente trasformato.

Ad aprile, il governo italiano ha introdotto un nuovo meccanismo: il trasferimento coatto in Albania di persone già detenute nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) in Italia. Questa nuova fase del cosiddetto “modello Albania” configura un sistema di detenzione amministrativa transnazionale, opaco, giuridicamente ambiguo e lesivo dei diritti fondamentali.

Il report analizza le implicazioni giuridiche, materiali e sanitarie di questo dispositivo, evidenziando come i trasferimenti siano caratterizzati da assenza di trasparenza procedurale, limitazioni delle garanzie individuali e elusione del controllo giurisdizionale. Un sistema che crea di fatto uno spazio di eccezione fuori dal territorio nazionale, dove il diritto viene sospeso e la dignità delle persone compromessa.

Alla luce delle evidenze raccolte, il Tavolo Asilo e Immigrazione – insieme a tutte le organizzazioni coinvolte nel monitoraggio – chiede con forza la cancellazione dell’accordo Italia-Albania. Non si tratta di correggere una procedura o sospendere temporaneamente un protocollo, ma di rifiutare una logica di gestione dei flussi fondata sulla detenzione amministrativa, sull’esternalizzazione e sull’esclusione dal diritto.

Il sistema dei CPR, come dimostrato da anni di documentazione, è strutturalmente lesivo e non riformabile. L’estensione di questo modello oltre i confini nazionali, come nel caso albanese, rappresenta un salto di qualità nella negazione dei diritti fondamentali.

Se questa tendenza dovesse proseguire, anche alla luce del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, il diritto d’asilo rischia di essere svuotato nella sostanza e i principi fondativi dell’Unione europea gravemente compromessi. Di fronte a questo scenario, la società civile italiana riafferma il proprio impegno per contrastare ogni forma di detenzione amministrativa e costruire alternative realmente rispettose della dignità e dei diritti delle persone.

Leggi il report a questo link.

Per il Tavolo Asilo e Immigrazione: A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, ARCI, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, CGIL, CIES, CIR, CNCA, Commissione Migrantes e Gpic Missionari Comboniani Provincia Italiana, EMERGENCY, Europasilo, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, International Rescue Committee Italia, Intersos, Italiani Senza Cittadinanza, Medici del Mondo, Oxfam Italia, Recosol, Refugees Welcome Italia, Senza Confine, SIMM, UIL, UNIRE.


Return regulation: expanding enforcement, restricting rights

The European Commission has proposed a new regulation on the return of third-country nationals staying irregularly in the EU, commonly known as the return regulation. The stated objectives are to increase the EU’s return rate and to harmonise return procedures across member states. However, the proposal raises serious concerns about its effectiveness and its impact on fundamental rights.

A more complex and fragmented system

Rather than streamlining return procedures, the proposal introduces a system that is more complex, bureaucratic, and potentially costly. While aiming for harmonisation, it allows member states to apply national legal frameworks in several areas, undermining the creation of a truly common EU return system.

Increased risks for people in return procedures

The proposed regulation contains several provisions that risk weakening protections for individuals:

  • Broader grounds for return: return would be possible not only to a person’s country of origin but also to other third countries, even without consent

  • Legal basis for external return hubs: member states would be allowed to establish return centres in non-EU countries based on bilateral agreements or arrangements

  • Expanded criteria for “risk of absconding”: vague and broadly defined criteria could justify detention or the denial of voluntary return, leading to the risk of systematic use of detention

  • Reduced appeal safeguards: extremely short deadlines and the removal of automatic suspensive effect mean people could be deported before their appeal is heard

From voluntary return to forced return as default

The regulation also imposes new restrictions on voluntary departure, including the elimination of a guaranteed minimum period and the imposition of cooperation requirements. These changes shift the focus of EU return policy toward forced return as the default, despite long-standing evidence that voluntary return is more sustainable, cost-effective, and respectful of human dignity.
This shift away from rights-based and humane procedures in favour of enforcement measures may undermine trust, increase the likelihood of absconding, and ultimately reduce the effectiveness of return policies.

A more effective and rights-based alternative

Rather than investing in detention and deportation systems, a more sustainable approach would involve:

  • Strengthening asylum systems to ensure timely and fair access to protection

  • Making greater use of national legal statuses, both protection-related and non-protection-related

  • Facilitating regularisation pathways for people already integrated or with ties to the EU

  • Aligning return policies with labour market needs and long-term integration strategies
    These measures would allow for a more strategic and cost-effective response while respecting fundamental rights.

The need for transparency and impact assessment

The lack of an impact assessment, justified on the basis of urgency, is increasingly common in EU asylum and migration reforms. Yet this practice weakens legal accountability and results in policy proposals with far-reaching implications that have not been properly evaluated.
Conclusion: the return regulation, as proposed, risks undermining rights, expanding detention, and creating greater legal uncertainty—without clear evidence that it will improve return rates. A rights-based and sustainable approach is not only more humane, but also more effective in the long term.


Giornata Mondiale del Rifugiato: trascorrila con noi

Un momento di riflessione per le milioni di persone rifugiate che ogni giorni vedono i loro diritti negati. Per l’occasione, i nostri gruppi locali hanno organizzato iniziative in molte città italiane. 

Il 20 giugno ricorre la Giornata Mondiale del Rifugiato, un evento che punta i riflettori sulla condizione di milioni di persone rifugiate in tutto il mondo, per comprendere la situazione attuale e la strada da percorrere per garantire i loro diritti.

Secondo l’ultimo report dell’UNHCR, sono 122 milioni le persone costrette a lasciare la propria casa in cerca di protezione, un dato in aumento rispetto all’anno precedente. Le grandi guerre come quelle in Sudan, Myanmar e Ucraina continuano a costringere le persone alla fuga, a fronte di tagli continui agli aiuti umanitari.

Il 20 giugno per noi non è festa, ma un momento di riflessione che volge lo sguardo a come è possibile coinvolgere la società civile in atti concreti di solidarietà nei confronti delle persone rifugiate. Come sempre, lo facciamo insieme.

Ecco tutte gli eventi organizzate dai nostri gruppi locali, venerdì 20 giugno:

A Milano, alla Casa delle Associazioni e del Volontariato, si svolgerà un aperitivo con musica e buffet dalle 18:30. Saranno disponibili giochi e intrattenimenti per bambini, ma anche foto polaroid e post-it per messaggi personalizzati. Inoltre, ci sarà la possibilità di provare il gioco da tavolo “Il labirinto dei diritti”, ideato dall’associazione Le Carbet, per capire davvero cosa significa affrontare l’inferno burocratico di chi cerca protezione o un permesso di soggiorno in Italia.

Spostandoci a Padova, a Parco Milcovich, Arcella Bella, l’evento “Accoglienza in famiglia: istruzioni per l’uso”, dalle ore 18, permetterà di conoscere l’accoglienza in famiglia attraverso le parole e le esperienze dei diretti protagonisti. L’iniziativa si inserisce all’interno della “Refugee Week”, un’intera settimana di iniziative dal 16 al 22 giugno organizzate dalla rete del SAI di Padova.

Due eventi si svolgeranno a Roma: al Monk si terranno panel di discussione e confronto con partner, testimonianze di membri della community ed esperti. Ci sarà inoltre un aperitivo gratuito per i membri della community e il concerto dei Savana Funk.
Invece, alla città dell’Altra Economia, nell’ambito di Testaccio Estate, in collaborazione con la CAe, verrà proiettato il documentario “The Sea Betrayed Me”. Si esibiranno inoltre i Meg, Bestie Rare, e Astarbene. L’evento inizia dalle ore 19.

A Palermo la nostra community si riunirà dalle 18.30 per un picnic a Prato del Foro Italico, un momento di scambio e voglia di stare insieme.

A Venezia, il 20 giugno parte il Festival In Movimento, organizzato dal nostro gruppo locale. Lo scopo principale è dar voce a persone con background migratorio, valorizzando le loro esperienze personali e storie di viaggio. Attraverso incontri, laboratori, performance artistiche e concerti, si lavora per decostruire narrazioni dominanti e stigmatizzanti sulle migrazioni, promuovendo invece un punto di vista autentico, empatico e di autodeterminazione.

Per noi di Refugees Welcome Italia la Giornata del Rifugiato è ogni giorno, ma il 20 giugno ci faremo sentire ancora di più.


Progetto AMIF-HOUSE: aggiornamenti

Nel mese di febbraio, i partner del progetto H:OUSE si sono riuniti per un incontro internazionale di quattro giorni a Ioannina, in Grecia, ospitati dal nostro partner Second Tree. La città ospita due campi per rifugiati, Katsikas e Agia Eleni, che accolgono circa 1.500 richiedenti asilo. Second Tree è un’organizzazione umanitaria con sede a Ioannina, impegnata a migliorare la vita dei rifugiati e dei membri della comunità locale.

L’incontro internazionale è iniziato il 4 febbraio con una sessione tra partner. È proseguito con un seminario internazionale che ha trattato temi come la situazione abitativa di migranti e rifugiati, nonché le pratiche di sponsorship comunitaria in Europa. Abbiamo ricevuto contributi preziosi da tutte le regioni partner e discusso buone pratiche ed esperienze condivise da stakeholder invitati, come il Comune di Ravenna. La terza e la quarta giornata sono state dedicate a sessioni di formazione sviluppate e condotte da Second Tree. Questi due giorni si sono concentrati su aree chiave per lo sviluppo del progetto H:OUSE: formazione per il coinvolgimento comunitario dei sponsor e formazione per leader di comunità della diaspora nella mediazione culturale. Nel complesso, l’incontro internazionale è stato un successo, rafforzando la collaborazione tra le organizzazioni partecipanti e i presenti.

Nei mesi successivi all’incontro di febbraio, il partenariato si è concentrato sulla diffusione delle informazioni relative al progetto, sulla sensibilizzazione riguardo ai problemi sistemici legati all’alloggio per migranti e rifugiati, e sul reclutamento di sponsor. Le organizzazioni partner hanno organizzato seminari locali nelle rispettive regioni, presentando al pubblico i temi centrali del progetto. Per aumentare la comprensione pubblica della necessità di un’azione collettiva nell’affrontare le sfide dell’abitazione e dell’integrazione, il partenariato ha lanciato una campagna di sensibilizzazione nei mesi di aprile e maggio. Nell’ambito di questa campagna, è stato realizzato un video informativo che evidenzia argomenti chiave come la crisi abitativa, la sponsorizzazione comunitaria e le opportunità di coinvolgimento pubblico nelle attività del progetto.

Nel mese di maggio, il partenariato si è concentrato sull’attuazione dei programmi di formazione basati sul curriculum sviluppato da Second Tree. Ogni organizzazione partner ha condotto due sessioni formative nella propria regione: una per sponsor comunitari—persone o organizzazioni locali che supportano i nuovi arrivati nel processo di integrazione—e un’altra per leader comunitari—membri guida di organizzazioni di migranti o individui con ruoli chiave all’interno delle proprie comunità. I partner hanno tradotto il curriculum nelle rispettive lingue e utilizzato le conoscenze acquisite durante l’incontro di Ioannina per informare i partecipanti e sviluppare ulteriormente modelli locali di sponsorizzazione comunitaria attraverso queste sessioni formative.

Grazie agli spunti emersi dall’incontro internazionale e dalle formazioni locali, e facendo leva sulle nuove connessioni create, il partenariato prevede di formare, nei prossimi mesi, gruppi multi-stakeholder in ciascuno dei territori coinvolti. Questi gruppi costituiranno la base per futuri progetti pilota volti ad affrontare sfide urgenti come l’alloggio, l’integrazione nel mercato del lavoro e l’inclusione sociale complessiva di migranti e rifugiati in tutta Europa.

Per maggiori informazioni sul progetto H:OUSE, visita il sito: https://house-project.org/
oppure seguici su Facebook e LinkedIn.

Cofinanziato dall’Unione Europea. Le opinioni espresse appartengono esclusivamente all’autore o agli autori e non riflettono necessariamente quelle dell’Unione Europea o della Commissione Europea. Né l’Unione Europea né la Commissione Europea possono essere ritenute responsabili per tali contenuti.


Call for Ideas – RES MOVE: risorse in movimento

Hai un’idea innovativa per trasformare uno spazio di coworking in un luogo inclusivo, aperto e attivo nel supporto all’integrazione di migranti e rifugiati? RES-MOVE ti sta cercando!

Il progetto RES-MOVE, cofinanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione dell’Unione Europea, promuove l’inclusione socio-economica attraverso la creazione di Spazi di Coworking Inclusivi (ICS). L’obiettivo è valorizzare gli spazi collaborativi locali come motori di empowerment, imprenditorialità, inclusione di genere e accesso al lavoro.

Con questa Call for Ideas, invitiamo:

  • spazi di coworking,

  • organizzazioni non profit,

  • gruppi della società civile,

  • gruppi informali di coworker

a proporre iniziative capaci di generare impatto per migranti, rifugiati e richiedenti asilo nei propri territori. Le idee selezionate riceveranno un sostegno economico destinato a coprire attività, risorse e formatori esterni.

Scadenza invio proposte: 31 agosto 2025

Le proposte dovranno rispondere a criteri di:

  • innovazione e fattibilità,

  • impatto e sostenibilità,

  • inclusività e partecipazione comunitaria.

Attività ammissibili: mentoring, corsi di lingua, formazione all’imprenditorialità, workshop creativi, eventi interculturali, incontri tra migranti e imprese locali, e molto altro.

Come partecipare
Per candidarsi è necessario inviare una proposta scritta (massimo 4.500 caratteri) accompagnata da un diagramma di Gantt preliminare e un breve piano di budget. Sono incoraggiate idee pratiche, sostenibili e facilmente adattabili ad altri contesti.

Tutti i dettagli completi sono disponibili a questo link


RWI: safe third country risks eroding asylum rights

For a Europe grounded in solidarity, protection and human dignity

Refugees Welcome Italia expresses serious concern over the ongoing reform of the EU asylum framework and the proposed expansion of the “safe third country” concept within the European Pact on Migration and Asylum.

The proposed changes risk significantly restricting access to international protection by allowing Member States to declare asylum applications inadmissible and to shift responsibility to so-called third countries, often without ensuring effective protection, adequate safeguards or full respect for fundamental rights.

One of the most critical elements of the reform concerns the weakening of the requirement for a connection between an asylum seeker and a designated third country. While this criterion formally remains part of the framework, it would no longer be mandatory. Until now, it has acted as an important safeguard against arbitrary transfers. Making it optional would allow people to be sent to countries with which they have no personal, social, cultural or legal ties, significantly increasing the risk of legal uncertainty and violations of the principle of non-refoulement.

The reform also introduces further restrictive measures, including reduced procedural guarantees and limitations on the right to an effective remedy. Taken together, these changes undermine the right to asylum and weaken protection standards across the European Union.

Refugees Welcome Italia warns that this approach represents a dangerous shift of responsibility away from the EU, normalising the delegation of asylum obligations to third countries that may lack the capacity to guarantee safety, rights and dignity. This does not address forced displacement, but simply moves responsibility elsewhere.

People on the move are individuals fleeing war, persecution and serious human rights violations, not a problem to be managed or outsourced. European asylum policies must instead be grounded in solidarity and fair responsibility-sharing among Member States.

At the same time, Refugees Welcome Italia calls for a clear and concrete commitment to expanding safe and legal pathways to protection. Humanitarian corridors, resettlement programmes, family reunification and community sponsorship are essential tools to ensure access to asylum, prevent dangerous journeys and uphold human rights.

The European Union has both a legal and a moral responsibility to protect people seeking asylum, in full respect of their rights and dignity.