Al via la nostra prima convivenza a Pesaro

È ufficialmente partita la nostra prima convivenza in provincia di Pesaro, città in cui il nostro gruppo territoriale è attivo da qualche mese. Ad aprire le porte di casa sono stati Walter e Daniela, che hanno deciso di ospitare Alghassimou, 18 anni, arrivato in Italia da minore solo.

Alghassimou, come tanti ragazzi nella sua condizione, quando ha compiuto 18 anni ha dovuto lasciare la comunità per minori che lo ospitava. Il rischio per lui era quello di finire per strada, ma grazie a Walter e a Daniele ora ha una casa, dove può progettare con calma il suo futuro.


Presentati a Roma il nostro primo rapporto di attività e le linee guida su accoglienza in famiglia

120 convivenze realizzate, 200 attivisti, 18 gruppi territoriali attivi in altrettante città italiane: sono questi alcuni numeri dei primi tre anni di lavoro di Refugees Welcome Italia, l’associazione che dal 2015 promuove un modello di accoglienza in famiglia, per rifugiati e titolari di altra forma di protezione, basato sul coinvolgimento diretto dei cittadini. A tre anni dalla sua fondazione, Refugees Welcome Italia ha presentato, ieri a Roma, il primo rapporto delle sue attività e le linee guida sull’accoglienza in famiglia, che saranno rese disponibili a tutti, allo scopo di sviluppare sempre più questa modalità di accoglienza e di inclusione sociale.

Tra il 2016 ed il 2018, l’associazione ha realizzato 120 convivenze in diverse parti d’Italia: 31 sono attualmente in corso, di cui 8 sono diventate a tempo indeterminato. In 7 casi, dopo una prima convivenza, la persona accolta è stata inserita in una seconda famiglia. Le regioni che hanno accolto di più sono il Lazio e la Lombardia, mentre la città più ospitale è stata Roma, con ben 30 convivenze attivate. Le persone accolte sono per la maggior parte titolari di protezione umanitaria (58%), seguiti da rifugiati (20%) e titolari di protezione sussidiaria (16%): mediamente erano in Italia da quasi 3 anni al momento dell’inserimento in famiglia. Le famiglie “accoglienti” sono principalmente coppie con figli (30% delle convivenze), seguite da persone singole (28% dei casi), da coppie senza figli (23%) e da coppie con figli adulti fuori casa (11%). Il 2018 è stato anche l’anno che ha visto un boom di iscrizioni alla piattaforma come risposta alla politica dei porti chiusi: circa 150 famiglie hanno dato disponibilità ad ospitare un rifugiato nei mesi di giugno e luglio. Nei primi mesi del 2019 partiranno nuovi gruppi locali in Puglia, Campania, Umbria, Calabria, portando a 15 il numero di regioni in cui l’associazione è presente.

Fra le centoventi convivenze realizzate dall’associazione, c’è anche quella di Laura Pinzani, suo figlio Riccardo - romani - e Sahal Omar, giovane somalo. “Abbiamo ricevuto tanto e riceviamo tanto da lui. Culturalmente, per noi è un arricchimento. Sahal gioca alla playstation con mio figlio, parlano, si scambiano esperienze e racconti di vita. Noi gli abbiamo dato la spensieratezza: è qualcosa che molti di questi ragazzi non hanno mai conosciuto. L’accoglienza in famiglia è un modo per permettere a Sahal, e a tanti altri come lui, di non vivere più nell’emergenza, ma di pianificare”, dice Laura Pinzani a proposito di questa esperienza.

L’evento di ieri è stata anche una riflessione su come sia possibile promuovere su larga scala percorsi di inclusione basati su autonomia, partecipazione delle comunità, rafforzamento dei legami sociali, e come la politica possa trarre ispirazione da questo tipo di esperienze, nate dal basso, per ripensare gli attuali sistemi di accoglienza e di welfare.

Da qui l’idea delle linee guida, che sono il primo tentativo in Italia di descrivere, a livello operativo, l’accoglienza in famiglia. Il documento spiega, passo dopo passo, la filosofia e la metodologia di lavoro dell’associazione: come si selezionano le famiglie, i rifugiati e gli attivisti; come si individua l’abbinamento fra rifugiati e famiglie; come si seguono e monitorano le convivenze. Il testo fornisce anche un toolkit di strumenti pratici da utilizzare in ogni fase del processo.

Altro aspetto innovativo delle linee guida è la possibilità di applicarle anche al di fuori dell’accoglienza dei rifugiati: il metodo di lavoro descritto, pur essendo focalizzato sul target prioritario dell’associazione, i titolari di protezione, è potenzialmente replicabile in altri contesti: convivenze solidali, madri sole, padri separati, persone con bisogni complementari.

Le linee guida rappresentano una doppia sfida: la prima alle istituzioni che hanno la governance delle politiche di accoglienza e del welfare, senza le quali nessuna pratica può essere messa a sistema, la seconda al variegato mondo del Terzo settore.  “Alle Istituzioni e ai nostri partner del Terzo Settore chiediamo di leggere queste pagine, studiarle, copiarle, criticarle, riadattarle: l’accoglienza in famiglia non è e non vuol essere un’esclusiva di RWI, ma un modello da reinventare costantemente alla luce dei bisogni, delle esigenze e dei desiderata dei territori dove le diverse realtà lavorano. Per questo motivo, le linee guida saranno presto disponibili sul nostro sito www-refugees-welcome.it attraverso un wiki, per favorire la creazione di una community di addetti ai lavori, volontari, associazioni e gruppi informali che vorranno cimentarsi con questa esperienza”, racconta Fabiana Musicco, presidente dell’associazione.

 

L’obiettivo dell’associazione è infatti quello di continuare a far crescere l’esperienza dell’accoglienza in famiglia, consolidare il patrimonio di conoscenze che si è venuto a creare e condividerlo con i diversi attori pubblici e privati che abitano le nostre comunità.


Il decreto immigrazione è legge: cambierà in peggio la vita di migliaia di persone.

Con il voto di fiducia di ieri alla Camera, il decreto immigrazione è stato convertito in legge. Refugees Welcome Italia esprime nuovamente la propria contrarietà ad un provvedimento che cambia, in negativo, la vita di migliaia di persone, rendendole ancora più vulnerabili ed esponendole al rischio di vivere ai margini della società. Come già ribadito, lontano dal garantire “l’ordine e la sicurezza pubblica”, questo decreto va nella direzione opposta, acuendo il disagio sociale e aumentando l’insicurezza per tutta la popolazione, migrante e italiana,  con pesanti ricadute anche sulla coesione sociale. Secondo alcune stime, la sola abolizione della protezione umanitaria  - un permesso di soggiorno che lo Stato italiano riconosce a coloro che, pur non avendo i requisiti per ottenere la protezione internazionale, presentano comunque delle vulnerabilità tali da richiedere una forma di tutela  - produrrà 60 mila nuovi irregolari nei prossimi due anni. Migliaia di nuovi senza tetto, persone senza diritti, che rischiano di diventare facile preda di sfruttamento e criminalità.

“Un decreto di tale portata avrebbe meritato una discussione approfondita, in fase di approvazione, per tentare almeno di introdurre qualche miglioria, invece il testo è passato con la fiducia”, sottolinea Fabiana Musicco, presidente dell’associazione. “A pagare il prezzo di questo nuovo assetto normativo saranno, ad esempio, migliaia di ragazzi arrivati in Italia da minori soli che sono prossimi a compiere 18 anni. Molti di loro hanno fatto richiesta di asilo e qualora ricevessero un diniego di protezione internazionale, una volta diventati maggiorenni, non avrebbero alcun titolo per rimanere in modo regolare in Italia. Per non parlare dei tanti neo-maggiorenni che hanno già ottenuto la protezione umanitaria e che, non potendo accedere al sistema Sprar a causa del decreto, non hanno un posto dove andare. In questo ultimo mese ci sono arrivate diverse segnalazioni di ragazzi in questa situazione: diciottenni che si sono iscritti sul nostro sito per chiedere di essere ospitati in famiglia e proseguire il loro percorso di inclusione. Il rischio, per loro, è che finiscano per strada”.

Oltre all'abolizione della protezione umanitaria, sono tante altre le misure discutibili che incideranno negativamente sull'architettura del sistema di accoglienza in Italia. Invece di potenziare l'accoglienza diffusa gestita dagli enti locali, che ha favorito, in questi anni, reali processi di inclusione per richiedenti asilo e titolari di protezione, si è scelto, con questo decreto, di rafforzare la logica emergenziale dei grandi centri che, oltre a non garantire alcuna integrazione, genera spesso, a causa dei pochi controlli, abusi e malversazioni. "Molte disposizioni del decreto, oltre a ridurre lo spazio di esercizio di alcuni diritti fondamentali, come quello all'asilo, sono contrarie al buon senso e renderanno il nostro Paese un posto meno sicuro per tutti, migranti e italiani".


Decreto immigrazione: più insicurezza e marginalità sociale

Refugees Welcome Italia ribadisce la sua contrarietà alle misure previste dal decreto immigrazione approvato oggi in Senato. Ridimensionamento dello Sprar, abolizione della protezione umanitaria, esclusione dei richiedenti asilo dai servizi per l’integrazione, incremento dei grandi centri e stretta sulla concessione della cittadinanza: sono alcune delle misure contenute nel provvedimento che ridisegnerà in negativo l’architettura del sistema nazionale di accoglienza. Lontano dal garantire “l’ordine e la sicurezza pubblica”, questo decreto va, secondo l’associazione che promuove l’accoglienza in famiglia, nella direzione opposta, acuendo il disagio sociale e aumentando l’insicurezza per tutta la popolazione, migrante e italiana,  con pesanti ricadute anche sulla coesione sociale.

“Questo decreto” sottolinea Fabiana Musicco, presidente di Refugees Welcome Italia, “rappresenta un preoccupante passo indietro. Invece di potenziare il sistema di accoglienza diffusa gestito dagli enti locali, che ha favorito, in questi anni, reali processi di inclusione per richiedenti asilo e titolari di protezione, si sceglie di rafforzare la logica emergenziale dei grandi centri che, oltre a non garantire alcuna integrazione, genera spesso, a causa dei pochi controlli, abusi e malversazioni”.

Ad allarmare Refugees Welcome Italia è soprattutto l’​abolizione della protezione umanitaria,​ un permesso di soggiorno che lo Stato italiano riconosce a coloro che, pur non avendo i requisiti per ottenere la protezione internazionale, presentano comunque delle vulnerabilità tali da richiedere una forma di tutela.

“L’abolizione della protezione umanitaria creerà migliaia di nuovi senza tetto, persone senza diritti, che rischiano di diventare facile preda di sfruttamento e criminalità”, prosegue Musicco. “Eliminare la possibilità di rilasciare o rinnovare un permesso umanitario a chi ha compiuto un percorso di inclusione o presenta condizioni di fragilità è una misura non solo inumana, ma anche contraria al buon senso".


Fabiola e Farah: al via una nuova convivenza Roma

"Non nascondo che all'inizio qualche timore lo avevo, ma si è dissolto appena ci siamo incontrati. Farah è un ragazzo solare, in gamba e molto determinato. Ha lasciato la Somalia quando era ancora minorenne e nonostante abbia solo vent'anni, ha le idee già chiare. Spero di poterlo aiutare a realizzare i suoi sogni".

È partita da poco una nuova convivenza nell'ambito del nostro progetto Mai Più Soli, che promuove l'accoglienza in famiglia di giovani ragazzi arrivati in Italia da minori soli. In bocca al lupo a Fabiola e Farah!


Giulia e Kaba: conoscersi per andare oltre i luoghi comuni

Abitavo già fuori casa da anni quando Kaba ha iniziato a vivere con i miei genitori, che lo hanno accolto attraverso l'associazione Refugees Welcome Italia. Ci siamo conosciuti via Skype, la prima sera che è arrivato. La mia camera è diventata la sua, mi è piaciuta l’idea che qualcun altro usasse quello spazio per riposare, studiare, ascoltare musica, come facevo io qualche anno fa.

In questi 2 anni, i giorni passati assieme a Kaba non sono stati molti (colpa mia, dovrei tornare a casa più spesso!), ma finalmente quest’anno siamo riusciti a fare una vacanza con tutta la famiglia, e li qualcosa è cambiato.

Prima di quei 7 giorni passati assieme, Kaba per me era un ragazzo che era stato costretto a scappare dal suo paese, la Costa d'Avorio, che era arrivato in Italia, ancora minorenne, con centinaia di altre persone che fuggivano da qualcosa di così terribile da essere preferibile, per loro, rischiare la vita in mare.

Ora, quando penso a Kaba, penso ad un ragazzo di poco più di vent'anni a cui piace pescare e andare in kayak, uscire con gli amici e andare in discoteca. Penso che ha un nipotino che non ha mai visto, ma con cui parla al telefono.

E ho scoperto che il passato che conosco io è solo una piccola parte della sua vita "di prima". Ho scoperto che ha un fratello gemello, che quando era piccolo aveva una lucertola enorme come animale domestico e che una volta era a caccia con gli amici e ha dormito in una capanna piena di serpenti! E  poi, ancora, penso a quando mi ha spiegato come si fa la pasta cacio e pepe, anche se deve ancora insegnarmi a fare il cous cous!

Senza accorgermene, prima di quei 7 giorni assieme, Kaba per me era soprattutto il suo passato, quello più doloroso. Ora so che la sua vita, passata e presente, è fatta di molte altre cose.

Quando usiamo parole come "rifugiati", "profughi", "extra-comunitari", priviamo le
persone della propria individualità, delle loro storie e della loro umanità.  Non sono più esseri umani,  sono un concetto, una foto sul giornale di visi provati su una barca. Diventa facile voltare pagina, se non si pensa che quei visi appartengono a una persona, a cui piace andare a pescare con gli amici, o che preferisce il dolce al salato.

Kaba per me non è più un simbolo di barche, fughe nel deserto, centri di accoglienza. Kaba è Kaba, e sono felice di aver conosciuto il suo passato, e di fare parte del suo presente e del suo futuro.

Giulia


Refugees Welcome International is looking for a communication advisor

VACANCY: Communication Advisor

TYPE OF CONTRACT: Consultancy

PAY: € 6000 (gross)

LENGHT: from 15/11/18 to 30/05/2019

Refugees Welcome International, the European network founded in 2014 to provide refugees with the opportunity to live in flatshares with locals, is looking for a highly-skilled and motivated communication advisor with a long-standing experience in creating and managing communication campaigns on social issues at  European level. Extensive knowledge about migration-related issues is also an asset.

The person will join the team working on the European project “Communication capacity building”, funded in the framework of the European Programme for Integration and Migration (EPIM). The aim of the project is to support the European network of Refugees Welcome International in developing a common communication strategy at a European level, through capacity building and tutoring activities. The candidate will be in charge of:

  • Analyzing the communications environment and audience needs.
  • Developing a communication strategy  for the Refugees Welcome International Network: identifying key audiences, messages/narratives, channels and activities.
  • Developing integrated media strategies (social media and digital communication).
  • Working with internal communications team members and external consultants to develop communications tools.
  • Providing training to communications team members.

Minimum Qualifications and Professional Experience Required:

Education

  • Degree in mass communication, media studies, journalism, social or political sciences.

Job experience

  • Minimum 5 years of work experience in communications, information, public relations or related industry at European/international level.
  • Extensive experience in developing and managing strategic communications campaigns on social issues.
  • Extensive experience of providing communications advice in a highly political environment and on sensitive issues.

General requirements

  • Excellent command of English, (written, oral, comprehension) including highly developed drafting skills.
  • Excellent computer skills (MS Word, Excel and PowerPoint essential), and experience of working with multimedia tools.
  • Excellent project management skills.
  • Strong analytical, problem solving and organizational skills.

TO APPLY, PLEASE SEND CV ( IN ENGLISH) TO sara.consolato@refugees-welcome.it

DEADLINE: TUESDAY 30TH OF OCTOBER 2018


Decreto immigrazione: misure preoccupanti che segnano un passo indietro

Refugees Welcome Italia esprime forte preoccupazione per le misure previste dal decreto immigrazione in discussione oggi al Consiglio dei Ministri. Ridimensionamento dello Sprar - fiore all’occhiello del sistema di accoglienza italiano - abolizione della protezione umanitaria, esclusione dei richiedenti asilo dai servizi per l’integrazione, incremento dei grandi centri e stretta sulla concessione della cittadinanza: sono alcune delle misure contenute nel provvedimento che, se approvato senza alcuna modifica, ridisegnerà, secondo l’associazione, l’architettura del sistema nazionale di accoglienza in senso negativo.
“Questo decreto” sottolinea Fabiana Musicco, presidente dell’associazione che promuove l’accoglienza in famiglia di rifugiati e titolari di protezione “rappresenta un preoccupante passo indietro. Invece di potenziare il sistema di accoglienza diffusa gestito dagli enti locali, che ha favorito, in questi anni, reali processi di inclusione per richiedenti asilo e titolari di protezione, si sceglie di rafforzare la logica emergenziale dei grandi centri che, oltre a non garantire alcuna integrazione, genera spesso, a causa dei pochi controlli, abusi e malversazioni”.
Ad allarmare Refugees Welcome Italia è soprattutto l’​abolizione della protezione umanitaria,​ un permesso di soggiorno che lo Stato italiano riconosce a coloro che, pur non avendo i requisiti per ottenere la protezione internazionale, presentano comunque delle vulnerabilità tali da richiedere una forma di tutela.
“Nel nostro progetto”, prosegue Musicco, “accogliamo diversi ragazzi con protezione umanitaria e conosciamo bene le loro storie. Sono giovani che hanno subìto abusi e violenze indicibili nei paesi in cui sono transitati per giungere in Italia, specie in Libia. Alcuni, come Samuel o Abdou, sono ex minori non accompagnati, arrivati senza genitori o parenti. Ci sono donne sole, come Blessing, mamma di una bimba di 10 mesi, ma anche vittime di tratta e persone con problemi di salute. Questo tipo di protezione è un modo per tutelarli, per consentirgli di costruirsi una nuova vita in Italia e di non interrompere il percorso di inserimento nel nostro Paese”.

Sfidando l'attuale clima, molti italiani hanno aperto le porte di casa ai rifugiati

”Quando ho scoperto casualmente che esisteva una associazione che dava la possibilità di ospitare un rifugiato, qualcosa è scattato in me. Ascoltando le storie dei minori soli arrivati in Italia, ho sempre pensato: perché non permettere alle famiglie italiane di aiutarli? Così mi sono decisa a farlo io”.

Su AP il racconto di Barbara - che ha aperto le porte di casa a Moriba, arrivato in Italia da minore solo - e dei tanti Italiani che, sfidando il clima attuale, si sono iscritti sul nostro sito per ospitare un rifugiato.

 


"L'accoglienza in famiglia come percorso di integrazione" fra i progetti vincenti del bando FAMI

Siamo molto lieti di annunciare che il nostro progetto "Dall'esperienza al modello: l'accoglienza in famiglia come percorso di integrazione"  è fra i venti interventi ammessi a finanziamento dal Ministero dell'Interno, nell'ambito del FAMI, Fondo asilo, migrazione ed integrazione.

Il progetto, di cui siamo capofila, si propone di estendere e rafforzare il modello di accoglienza in famiglia da noi sperimentato con successo in varie parti di Italia, per favorirne la diffusione in tutto il Paese. In questo percorso, saremo supportati da una grossa rete nazionale di cui fanno parte, in qualità di partner, diverse istituzioni locali - comune di Roma, comune di Palermo, comune di Bari, comune di Macerata, comune di Ravenna - l'Università romana di Tor Vergata, e alcuni operatori del Terzo settore, fra cui Piam, Ciac Onlus, Farsi Prossimo, Coompany, Singa Italia.