Ospito perché: il racconto di Emilia e Renato

"Perché, in questo momento storico, abbiamo deciso di ospitare un rifugiato?

Siamo sempre stati entrambi molto impegnati nell’attività sociale e culturale. Queste due dimensioni sono aspetti fondamentali della nostra vita. Anche in questi ultimi anni sentiamo l’esigenza di continuare in questo nostro impegno e lo facciamo seguendo ciascuno i suoi particolari itinerari e i suoi interessi prevalenti, ma cercando nel contempo momenti di incontro, di intersezione.

In questo nostro tempo siamo particolarmente colpiti dalla crescente disumanizzazione della società in cui viviamo. Sentiamo il venir meno del sentimento di solidarietà tra uomini, donne, generazioni diverse, tra Stati. Vediamo, con grande preoccupazione, il manifestarsi di idee e comportamenti razzisti, una società che tende a chiudersi e a innalzare muri, a opporsi con tutti i mezzi al fenomeno migratorio, dimenticando la sua storia: i milioni di italiani che sono emigrati in tutte le parti del mondo alla ricerca di una vita migliore.

Sentiamo il bisogno di contrastare queste spinte e intendiamo testimoniare il bisogno di affermare valori sociali di primaria importanza quali quelli dell’ospitalità, dell’accoglienza, della solidarietà nei confronti di chi fugge dalla fame e dalla guerra e in generale di chi vuole vivere meglio, vuole conoscere il mondo, vuole immaginare e costruire per sé nuove opportunità di vita. Pensiamo che conoscere l’altro, cercare di comprenderne i bisogni e i problemi sia necessario per esprimere solidarietà, ma siamo anche convinti che la conoscenza dell’altro sia una straordinaria occasione di crescita culturale e civile, per ogni singola persona, per un’intera società.

Sono queste le motivazioni con cui abbiamo deciso di ospitare un rifugiato.
Abbiamo voluto inoltre non limitarci a organizzare riflessioni e iniziative di contrasto e di protesta contro chi oggi ha responsabilità di governo del paese, ma compiere anche un gesto di concreta solidarietà.

E avendo già avviato questa nostra nuova esperienza, siamo pieni di gioia e con questo nostro stato d’animo siamo convinti che contageremo il mondo."

Renato ed Emilia


A Palermo prima convivenza del nostro progetto Fami.

A Palermo è partito ufficialmente il nostro progetto "Dall'esperienza al modello: l'accoglienza in famiglia come percorso di integrazione", finanziato dal Fondo Fami, con la prima convivenza.

L'iniziativa ci vedrà collaborare con il comune di Palermo per rafforzare il nostro programma di accoglienza in famiglia nel capoluogo sicialiano e valutarne l'impatto.

Bassirou ha 19 anni e viene dal Mali. Frequenta il 4° anno dell’istituto Tecnico Economico e per il turismo e dopo la scuola superiore vorrebbe iscriversi all’Università. Ha una passione per la fotografia ed è un video maker. È impegnato in diversi progetti di inclusione sociale rivolti ai ragazzi che , come lui, sono arrivati in Italia da minori migranti non accompagnati. È attualmente impegnato nel lancio di un’associazione culturale sul territorio di Palermo.

Adriana è una insegnante di 55 anni, madre di due figli: Luca di 18 anni e Ivan di 23. Vive a Palermo, è una persona molto attiva e ha una particolare sensibilità per l’ambiente. È motivata dalla volontà di impegnarsi per i ragazzi migranti in questo difficile momento storico.

Per consentire a Bassirou di continuare a studiare e crescere nel suo percorso di autonomia, la famiglia di Adriana, sin da ora, è disponibile a valutare insieme a lui la possibilità di proseguire oltre i sei mesi minimi previsti, ospitandolo sino al diploma.

Da parte di tutti noi, un grosso in bocca al lupo!


Refugees Welcome arriva a Bari!

Refugees Welcome Italia arriva a Bari, grazie al progetto "Dall'esperienza al modello: l'accoglienza in famiglia come percorso di integrazione" finanziato dal FAMI (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione). Lo scorzo giovedì 21 marzo si è tenuta la prima giornata di formazione per attivisti e facilitatori, che costituiranno il nucleo del gruppo locale della nostra associazione. Il progetto di accoglienza in famiglia in città sarà portato avanti in stretta collaborazione con il Comune di Bari, che supporterà Refugees Welcome Italia nell’individuazione dei rifugiati, delle famiglie e nelle attività di sensibilizzazione.

L'obiettivo del progetto è quello di sperimentare un modello di accoglienza in famiglia basato sulla collaborazione fra le amministrazioni locali e la cittadinanza attiva, per creare una buona pratica che possa ispirare le politiche territoriali e possa essere applicata su larga scale.


Ogni donna al sicuro è una luce sul mondo

"Mi chiamo Chiara e, negli anni, ho imparato che se vuoi cambiare un contesto non basta combatterlo. Devi essere capace di pensare una visione alternativa, migliore di quella che combatti e poi farla accadere nella vita reale. “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” diceva Gandhi.

Per questo, quando ho letto dell’iniziativa di accoglienza "in famiglia" di Refugees Welcome Italia, ho deciso di partecipare, mettendo a disposizione la mia stanza degli ospiti. Allora, la mia esigenza era quella di praticare una forma di resistenza, un antidoto al clima di intolleranza ed odio che intossica l’aria che respiro.

Così ho conosciuto Saba. Una mia coetanea etiope con cui ho costruito una relazione di convivenza, amicizia e solidarietà che dura da qualche mese. Se state leggendo della mia esperienza perché vi aspettate una storia incredibile, resterete delusi. Siamo una normalissima coppia di coinquiline. Ci svegliamo presto la mattina e usiamo due caffettiere diverse perché il mio caffè, secondo lei, è “forte da infarto”. Ci disperiamo allo specchio mentre ci sistemiamo i capelli lamentandoci una volta del mio riccio moscio e quella successiva del suo, ispido. Dividiamo le incombenze casalinghe e ci raccontiamo le storie della nostra vita e quando ci succede qualcosa di spiacevole a volte sappiamo consolarci e a volte no. Ultimamente la nostra comune missione è la lotta ai dolori alla cervicale e il nostro campo di battaglia i due tappetini da yoga che teniamo in salotto. Forse di davvero incredibile c’è la bontà del suo zighinì e lo spasso alle feste della comunità etiope a Roma a cui posso finalmente imbucarmi perché ho “un aggancio”.

Di speciale, invece, c’è che ci preoccupiamo l’una per l’altra e ci teniamo al sicuro. E di questo sono felice perché ogni donna al sicuro è una luce sul mondo. Una luce che, ultimamente, troppe persone provano ad oscurare.  A casa nostra però, non ci sono ancora riusciti".

Chiara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


A Treviso, Hafsa ha trovato una nuova famiglia.

Hafsa ha 18 anni appena compiuti, viene dalla Somalia ed è arrivata in Italia, da sola, ancora minorenne, dopo essere stata costretta a lasciare il suo paese. Terminato il percorso nel sistema di accoglienza, ha trovato a Treviso una splendida famiglia che le ha aperto le porte di casa. Camilla e Paolo hanno aderito  al nostro progetto "perché vorremmo fare capire ai nostri figli, Vincenzo di 14 anni, Miriam di 11 e Pietro di 10, quanto sono fortunati".

"Accogli il nuovo. Questa la scritta che ho trovato nel calendario di Marzo. Che bella coincidenza! Accogliere Hafsa è stato facile, è diventata subito un membro nella nostra pazza famiglia. Siamo contenti, emozionati.  Ogni volta che lei parla o sorride si apre un nuovo mondo" racconta Camilla. "Ci si accoglie a vicenda. E su tutto una certezza: è dando che si riceve, sempre. Per questo diciamo grazie ad Hafsa per essere capitata nella nostra vita: partiamo per quest'avventura desiderosi di conoscerla meglio e di essere per lei ciò che vorrà, ciò che sapremo essere, con i nostri difetti, ma pronti sempre a sostenerla".

Questa nuova convivenza - la nostra prima a Treviso - si inserisce nel progetto "Mai più soli" che promuove l'accoglienza in famiglia di giovani ragazzi stranieri arrivati in Italia da minori non accompagnati.


AVVISO DI SELEZIONE ESPERTO LEGALE

AVVISO DI SELEZIONE COMPARATIVA PER N.1 ESPERTO LEGALE DA IMPIEGARE NEL PROGETTO FINANZIATO DAL FONDO ASILO MIGRAZIONE E INTEGRAZIONE (FAMI):"REFUGEES WELCOME ITALIA ONLUS - Dalle esperienze al modello: l’accoglienza in famiglia come percorso di integrazione". PROG 2000 - CUP B24J18000070007 – CIG Z3A2704955

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Con il progetto Le Chiavi di Casa, Refugees Welcome arriva a Mantova, Verona, Vicenza, Treviso.

Si rafforza la presenza in Veneto della nostra rete, con la nascita ufficiale di nuovi gruppi nelle città di Verona, Vicenza e Treviso, a cui si aggiunge anche Mantova. Il tutto grazie al progetto Le Chiavi di casa, sostenuto dalla Chiesa Valdese attraverso i fondi dell'8x1000, che ha l'obiettivo di promuovere la sperimentazione dell'accoglienza in famiglia in nuovi territori, fra cui la Campania e, appunto il Veneto.

Lo scorso fine settimana si sono tenute le prime giornate di formazione dei nuovi gruppi nelle città di Verona e Mestre, che hanno registrato un significativa presenza di pubblico, fra aspiranti attivisti e persone interessate ad ospitare, tutti accomunati da una forte motivazione a mettersi in gioco. “Penso che solo attivandoci possiamo fare in modo che la comunità ci somigli di più. Se non vogliamo tenerci quello che non ci piace, dobbiamo impegnarci in prima persona per cambiarlo”.

Il lavoro proseguirà ora sul campo con il lancio delle prime campagne di sensibilizzazione per individuare persone interessate ad ospitare e l'avvio delle prime convivenze.

 


Accogliere una seconda volta

Luigi ed Elvira sono una coppia di Macerata che ha deciso di accogliere una seconda volta: dopo Mamadou, hanno aperto le porte di casa ad Ibrahima, rifugiato della Mauritania. La convivenza è partita da qualche settimana.

Luigi spiega così la decisione di aderire ancora una volta al nostro progetto: "Abbiamo deciso di accogliere una seconda volta non solo per aiutare qualcuno, ma anche per  contribuire a far conoscere la storia di chi è costretto ad abbandonare il suo paese. Qualche giorno fa siamo stati in un liceo della zona e Ibrahima ha potuto raccontare quello che gli è successo: la fuga dalla Mauritania per motivi politici, la detenzione in Libia, il viaggio verso l'Italia. Gli studenti sono rimasti impressionati. Alcuni di loro si sono avvicinati per dirci che vorrebbero, assieme alle famiglie, ospitare qualcuno".

 


Silvia, Lorenzo e Mama: nuova convivenza a Mestre

Prosegue il nostro lavoro di supporto  a ragazzi neo-maggiorenni arrivati in Italia da minori soli. A Mestre, Mama ha trovato una nuova casa, grazie a Silvia e al figlio Lorenzo.

Silvia, che è anche una delle nostre attiviste venete, racconta così l'avvio della convivenza, segnato da qualche difficoltà immediatamente superata. "All'inizio mio figlio non era d’accordo: è andato via da casa a settembre, lasciando libera la sua camera, ma continuando a sentirla sua. Aggiungeva che c’erano troppe responsabilità, che sarebbe stato troppo impegnativo. Ma io, pur essendo da sola, nemmeno per un attimo ho avuto timore di affrontare quest’avventura: sentivo che era qualcosa che volevo fare. In maniera del tutto inaspettata si è presentata l’occasione. Mi hanno presentato Mama Saidu e il feeling è stato immediato. Parla abbastanza bene l’italiano, è sempre sorridente, positivo, determinato, studia ed ha grandi progetti per il futuro. Tutto è diventato assolutamente naturale, come se ci fossimo sempre conosciuti. E Lorenzo, abbandonando le resistenze iniziali, appena l’ha conosciuto ha detto di essere felice di “iniziare questa esperienza grande”!


Call for Ideas per progetto Frame, Voice, Report!

Refugees Welcome Italia è alla ricerca di giornalisti con competenze digitali e/o di video-making, possibilmente basati a Torino, che vogliano partecipare con noi al progetto europeo Frame, Voice, Report! per raccontare la nostra esperienza di accoglienza in famiglia nella cornice degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Chiediamo a tutte le persone interessate di inviarci una idea progettuale: la migliore diventerà parte integrante del nostro progetto e in caso di vittoria della call, sarà finanziata con un budget fino a 13 mila euro.

Qui tutti i dettagli: Call for Ideas_Frame, Voice, Report!