Oggi il Parlamento europeo ha approvato, in plenaria, il Patto europeo su migrazione e asilo, dando il via alla nuova legislazione in materia che, di fatto, cancella il diritto di asilo così come lo abbiamo conosciuto sino ad oggi. La Commissaria UE agli Affari Interni Johansson ha detto che se il Patto non fosse stato approvato, a pagarne il prezzo sarebbero stati degli essere umani. È esattamente il contrario: le nuove regole causeranno solo più sofferenza. Chi chiederà asilo in Europa non avrà più alcun diritto effettivo all’esame pieno della domanda di protezione internazionale, e potrà essere sistematicamente detenuto alle frontiere esterne dell’Unione. 

L’accordo è l’ennesima riproposizione di un approccio securitario da “fortezza Europa” che ha ampiamente dimostrato di essere fallimentare. Invece di introdurre soluzioni in grado di garantire una maggiore protezione alle persone in fuga da conflitti e persecuzioni, questo patto dà vita ad un sistema disumano, costoso e inefficace, che lascia irrisolte le questioni critiche, con un impatto devastante sui diritti umani. L’UE ha deciso di istituzionalizzare modello già applicato nelle isole greche.

Il nuovo Patto prevede infatti l’uso generalizzato di procedure accelerate, sommarie, fondate sulla provenienza geografica e non sulla storia individuale delle persone, aumentando il rischio di un esame approssimativo delle richieste di asilo e di respingimenti. Molte di queste procedure si svolgeranno alle frontiere, in un regime di detenzione. Migliaia di persone, incluse famiglie con minori, rischiano di essere trattenute in quelli che sono di fatto centri di detenzione situati nei pressi dei confini dei Paesi membri.

La nuova legislazione include anche il rafforzamento delle politiche di esternalizzazione con il coinvolgimento nella gestione dei flussi migratori di Paesi terzi, l’espansione della controversa nozione di “Paese terzo sicuro” che consentirà di rimpatriare forzatamente le persone in paesi che sicuri non sono,  l’uso della  profilazione razziale. Allo stesso tempo, il Regolamento di Dublino non viene modificato e rimane in vigore il principio secondo cui il primo Paese di arrivo è quello responsabile di esaminare le richieste di asilo. È prevista una forma di solidarietà che si fonda unicamente sul versamento di contributi economici a favore degli Stati posti alle frontiere esterne, che verranno tuttavia utilizzati per finanziare l’esternalizzazione dell’asilo e delle migrazioni.  Oltre ad essere disumano e lesivo dei diritti dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo, il Patto è particolarmente oneroso per gli Stati di frontiere, come l’Italia, che dovranno investire, in pochissimi anni, ingenti risorse economiche per creare un sistema di detenzione generalizzata, diventando una sorta di “Paesi hotspot” dove trattenere il maggior numero possibile di richiedenti asilo e occuparsi della loro accoglienza, dell’esame delle domande, delle controversie e degli eventuali rimpatri.

“L’approvazione del Patto migrazione e asilo è un momento buio per l’Europa e per lo stato di diritto. Il sostanziale svuotamento del diritto di asilo segna un punto di non ritorno, dando vita ad un sistema di abusi e sofferenza che lascia irrisolte le questioni di fondo. I paesi europei alle frontiere rischiano di diventare dei grandi centri di detenzione per persone che non hanno commesso nessun reato, se non quello di cercare protezione e una vita migliore. Avremmo voluto una politica europea in materia di migrazione in grado di promuovere la solidarietà fra gli Stati membri e verso chi arriva in Europa. In questa nuova legislazione non c’è nulla di tutto questo. C’è solo il tradimento dei valori fondanti dell’Unione europea”, afferma Sara Consolato di Refugees Welcome Italia.

Per un esame approfondito del Patto, leggi questo documento 

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