Accolgo perché: il racconto di Laura

In Storie

“Che senso ha per te ospitare Alieu?”. È la domanda che mi hanno rivolto gli attivisti di Refugees Welcome per provare  a ragionare sul punto di partenza, sulle motivazioni che spingono ad aprire una porta ed ad accogliere. L’idea di ospitare mi è stata proposta da Agnese, mia figlia.  Agnese sapeva bene che l’equilibrio in cui stavamo vivendo io e suo fratello (mio figlio Riccardo) era estremamente precario. Chiarisco: io vivevo e vivo tuttora con Riccardo, di 22 anni, affetto da una disabilità di tipo cognitivo e da epilessia farmaco resistente. Lo scorso maggio, quando abbiamo contattato Refugees Welcome, per noi si delineavano già scenari che avrebbero modificato per sempre i nostri equilibri e le nostre vite: un evento molto doloroso, una malattia e la successiva perdita di un affetto importante … il padre dei miei figli. Si rendeva necessario ampliare, aprire, ridefinire un’idea di famiglia (la nostra era già insolita, del tipo “allargato”), riempire spazi e inventarne nuovi. Posso affermare che per questa accoglienza sono partita da me, da noi, dai nostri bisogni. Mentre riflettevo su questo, si faceva strada di pari passo la consapevolezza che l’atto privato di accogliere fosse anche una scelta politica. Può essere un modo di rispondere alla vergognosa partita giocata sulla pelle di persone inconsapevoli che attraversano mondi atroci per affrancarsi da una vita di miseria, di guerra, di persecuzione. Aprire la porta è uno dei modi per schierarsi, per ribadire con chiarezza da che parte si sta. È uno dei modi per dire basta alla costruzione della paura e dell’odio per l’altro, l’altro che porta via, che ruba, che delinque, che vive nella pacchia. Un linguaggio insopportabile con cui vengono definite persone che che vivono un momento di difficoltà. Se si chiudono i porti, io apro la porta. In questo doppio binario di mutuo soccorso e di scelta politica è arrivato Alieu, cittadino gambiano di 20 anni. Da tre anni risiede in Italia e ha terminato il progetto SPRAR.  Ho nella memoria il nostro primo incontro in una Genova fredda, pre-natalizia: i suoi occhi belli dallo sguardo intenso diritto al mio cuore. Alieu è arrivato da noi con la sua valigia il 21 Dicembre.
Giorno dopo giorno impariamo a conoscerci, a convivere, ci aiutiamo e … ridiamo tantissimo.
Alieu costruisce il suo futuro: lavora e studia (con grande sacrificio per un giovane di 20 anni) e nella convivenza acquisisce competenze nuove. Noi, d’altro canto, proseguiamo la nostra vita fatta di impegni quotidiani, di affetti, di amicizie, con la piacevole consapevolezza che nella nostra casa c’è un membro in più, un affetto in più, un valore in più.

Laura

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Showing 3 comments
  • Bada loredana
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    Abito a Napoli ed ho già manifestato a suo tempo la mia disponibilità ad accogliere una persona a prescindere da qualsiasi forma di sostegno. Leggo ma non capisco il limite di 35 anni di questa iniziativa. Precedentemente mi avete risposto che purtroppo non siete a Napoli. E allora? È un vero peccato che io non possa far nulla!

    • Sara Consolato
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      ciao Loredana, il limite dei 35 anni riguarda solo il progetto Young Together ai fini dell’erogazione del contributo.
      Nella modalità “standard” del nostro progetto, non ci sono vincoli di età. Ma è necessario che ci sia un nostro gruppo attivo sul territorio.
      Napoli sarà una delle città in cui arriveremo entro giugno 2019. Ti chiediamo di pazientare ancora un po’ e magari, se ancora non lo hai già fatto, di iscriverti sul nostro sito in modo da poterti ricontattare quando saremo operativi in città
      grazie ancora!

  • Francesco Calabrese
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    Salve vorrei essere informato cortesemente sull’iter per poter ospitare un richiedente asilo o per l’aspetto umano ho la possibilità di piu camere o appartamenti per poter dare una mano al prossimoi

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