Da Abdullahi a Mamadou: il secondo capitolo del progetto Through my eyes

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Intorno al tavolo ci sono Francesca, Matteo e Mamadou, subito sotto, nella sua cuccia, c’è Zena. La seconda famiglia che si racconta attraverso i “suoi” occhi, vive ad Avigliana. Mamadou, 21 anni, proveniente dal Senegal, ha raccolto il testimone (e la videocamera) dalle mani di Abdullahi ed è pronto a documentare in prima persona la sua storia di convivenza.

Through My Eyes, il progetto video basato sulla metodologia partecipativa e finanziato nell’ambito del bando Frame, Voice Report, fa la sua seconda tappa ad Avigliana, in Val di Susa, provincia di Torino.

Cambia la situazione di accoglienza rispetto al capitolo precedente, perché Francesca, Matteo e Mamadou condividono gli spazi casalinghi, il tempo del lavoro e delle feste, come tre ragazzi divisi da pochi anni di differenza.

Così  sta nascendo il secondo capitolo di una storia che la regista Beatrice Surano dovrà poi cucire insieme. Il Through My Eyes (attraverso i miei occhi) targato Mamadou ha un sapore molto più collettivo e condiviso che trasforma la prima persona singolare in plurale.

Through “our” eyes nella versione di Mamadou inoltre si sviluppa anche nel tempo particolare delle feste natalizie, a poche settimane dall’inizio del suo lavoro come operaio in un magazzino di arredamenti. Guardando le immagini che Mamadou, Francesca e Matteo hanno girato ci sono anche i racconti delle cene con gli amici, delle passeggiate al lago con la piccola Zena e del pranzo di Natale con la famiglia allargata, la nuova “famiglia del giovane di origine senegalese. Perché Mamadou, con o senza la videocamera che sta usando in queste settimane, racconta della sua vita fatta di molte relazioni: dagli amici di Torino dai quali si ferma a dormire quando i tempi non gli consentono di tornare in Val di Susa ai colleghi coi quali consegna e monta i mobili. Poi ci sono, tra le inquadrature e no, le sue sue analisi delle partite di calciouna passione che si porta dietro da bambino, la voglia di prendere la patente di guida e qualche aneddoto sulla sua casa in Senegal dove c’erano altri cani come Zena, ma dove coabitavano anche molti altri animali.

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