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Lo sguardo di Abdullahi ci porta al centro ArtemiSta

Abdullahi tutte le mattine prende bus e tram e arriva al lavoro. I suoi orari, i suoi ragazzi e gli educatori di ArtemisTa, Torino, sono coprotagonisti della sua quotidianità.

Trough my eyes”, attraverso i miei occhi, è un racconto comunitario e immersivo che mette tutto il micro mondo di Abdullahi davanti e dietro la telecamere. Insomma, i “miei occhi” non si riassumono sono un unico punto di vista, ma diventano di volta in volta lo sguardo del protagonista o di qualcun’altro che oggi vive con lui.

Continua così il video partecipativo promosso promosso da Refugees Welcome Italia e finanziato nell’ambito del progetto Frame, voice, report! che sta coinvolgendo da qualche mese una documentarista, Beatrice Surano, e il ragazzo di origini somale che si trova in famiglia a Torino grazie all’attività dell’associazione nell’area torinese.

La mattinata parte per strada, alla fermata del tram, lungo i passi che il giovane percorre tutte le mattine, ma poi diventa corale quando Abdullahi entra nel laboratorio artistico e i ragazzi parlando con lui, parlano di lui e, soprattutto, iniziano a lavorare insieme.

L’occhio della videocamera si sposta di mano in mano: a volte guarda da fuori, grazie all’obiettivo di Beatrice Surano, per seguire in scala uno a uno la giornata di Abdullahi, ma continua con la mano (e gli occhi) di Abdullahi e degli altri ragazzi del centro.

Per la cronaca, la giornata inizia con l’incontro tra educatori e ragazzi per pianificare le attività giornaliere. Non c’è tanto tempo da concedere alle parole perché il laboratorio gestito dalla cooperativa Stranidea sta impacchettando tutti i lavori di ceramica da consegnare ai punti vendita in vista delle vendite di Natale.

Il lavoro di Abdullahi è questo: seguire insieme agli educatori i ragazzi nella produzione di manufatti artigianali.

“Facciamo di tutto – racconta il nostro protagonista – girando tra gli scaffali pieni: piatti, statuette, ciotole e anche oggetti più piccoli da regalare”.

Ma quelli che si trovano nel piccolo showroom sono l’ultimo passaggio del lavoro. Perché finita la riunione e la divisione dei compiti giornalieri, Abdullahi è pronto a vestire il suo grembiule per mescolare acqua e terra coi suoi ragazzi oppure stendere un panetto con il torchio per continuare la creazione di piatti e insalatiere. E mentre la radio propone pezzi anni Novanta che qualcuno canta, si continua a colorare il materiale crudo prima dell’ultimo passaggio in forno.

Una mattinata senza pause ma piena di entusiasmo che termina col pranzo tutti insieme, quando i ragazzi, in fila dietro ad Abdullahi lasciano il laboratorio e aspettano il pomeriggio che ogni volta riserva ulteriori attività e stimoli.

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