Patto immigrazione e asilo: un passo nella direzione sbagliata.

Martedì scorso è stato presentato il nuovo Patto dell’Unione europea su immigrazione e asilo, che purtroppo rappresenta un ulteriore passo nella direzione sbagliata. Invece che promuovere un cambio di passo, il documento rafforza l’approccio securitario e di contenimento adottato sino ad oggi, a discapito di una reale condivisione di responsabilità e solidarietà fra gli Stati membri nel rispettare il diritto di asilo e i principi di umanità e accoglienza.

Preoccupano l’enfasi sui rimpatri invece che sul ricollocamento di chi arriva, la mancata revisione del regolamento di Dublino, l’introduzione di procedure accelerate per la valutazione delle richeiste di asilo alla frontiera e la totale assenza di riferimento a vie di accesso sicure e legali o a politiche di integrazione.

In particolare:

– il testo non menziona il superamento del Trattato di Dublino e la ricollocazione obbligatoria fra gli Stati europei dei migranti che arrivano nei paesi del sud Europa. Al contrario, si introduce la “sponsorship per il rimpatrio”, una misura che consentirà agli Stati che non intendono accogliere una parte dei migranti arrivati di pagare per le spese del loro rimpatrio;

– il documento introduce nuove procedure accelerate per l’esame della richiesta di asilo alla frontiere. Una procedura che può essere realizzata solo con l’utilizzo di una lista di Paesi sicuri che di fatto viola il carattere individuale del riconoscimento della protezione in base alla Convenzione di Ginevra del 1951;

– il testo non menziona in alcun modo la creazione e la promozione di vie sicure e legali – fra cui i corridoi umanitari – che invece è misura urgente per evitare il traffico e la morte di esseri umani e per offrire a coloro che fuggono da conflitti, persecuzioni e povertà la possibilità di raggiungere l’Europa in totale sicurezza.

– nessuna menzione, inoltre, di un piano europeo sull’integrazione che preveda delle misure finalizzate a facilitare l’inserimento sociale e lavorativo di chi arriva in Europa.

Insieme alla colazione di organizzazioni di Europe Must Act chiediamo alle istituzioni europee un cambio di passo.

📝Firma anche tu la petizione qui: https://bit.ly/2HzSWtD

A Brindisi una nuova casa per Blessing.

Una nuova accoglienza in Puglia, grazie alla collaborazione fra la nostra associazione, lo SPRAR di Carovigno gestito dall’Arci di Brindisi, e il Comune di Bari.
Questa volta è una famiglia di Brindisi ad aprire le porte della propria casa!
Blessing ha 22 anni, è arrivato in Italia nel 2017 dopo un lungo viaggio dalla Nigeria. Una volta nel nostro Paese, dopo aver ricevuto la protezione umanitaria, ha vissuto per un anno in un centro di seconda accoglienza gestito dall’Arci di Brindisi nel comune di Carovigno. Qui ha studiato la lingua italiana e ha frequentato alcuni tirocini formativi. Si è affezionato al nuovo paese a tal punto da impararne bene la storia, le tradizioni e, addirittura, il dialetto brindisino!
Dopo un anno nel centro di accoglienza, per Blessing è arrivato il momento di uscire per costruirsi una nuova vita. Con il sostegno dei suoi operatori, si è rivolto a Refugees Welcome Italia per trovare una famiglia che potesse ospitarlo il tempo necessario a diventare finalmente indipendente.
Nel frattempo Alessia e Lorenzo – una coppia di Brindisi che vive nelle vicinanze di un centro di accoglienza –  si iscrivono sul nostro sito. Ogni giorno i due incontrano ragazzi migranti e rifugiati e si interrogano su come debba essere difficile la loro vita lontani da casa e dai propri affetti. Poco a poco, cresce in loro il desiderio di fare qualcosa di concreto: su suggerimento di alcuni amici, che hanno accolto un rifugiato nella città di Ravenna, decidono di rivolgersi a Refugees Welcome Italia per aprire le porte della propria casa!
Detto, fatto: da qualche giorno Alessia, Lorenzo e Blessing hanno iniziato la loro convivenza! Buon vento a tutti loro.

Lesvos: la soluzione non è un nuovo campo.

Sull’isola di Lesvos è in corso, in queste ore, il trasferimento in un nuovo campo dei richiedenti asilo rimasti per strada dopo l’incendio che ha distrutto la precedente struttura. 

La soluzione alla crisi umanitaria di Moria non può e non deve essere la costruzione di un altro campo sull’isola, reiterando le stesse modalità di gestione dei flussi migratori che, fino ad ora, si sono rivelate totalmente inadeguate.

Pur riconoscendo l’urgenza di dare un alloggio alle persone rimaste senza un posto dove andare, ribadiamo la necessità di un cambio di passo nelle politiche di accoglienza dell’Unione europea, che porti al superamento di una strategia di “contenimento” che intrappola migliaia di persone sulle isole greche in condizioni disumane, in attesa di una decisione sulla loro domanda di asilo.  Chiediamo che he si proceda all’evacuazione immediata delle persone che si trovano nel campo e sull’isola di Lesbo e la loro redistribuzione in Europa e che si realizzi finalmente con una maggiore solidarietà e condivisione delle responsabilità fra gli stati membri.

 

 

Nel campo di Moria nuova emergenza umanitaria.

Nel campo di Moria, sull’isola greca di Lesvos, c’è una nuova emergenza umanitaria, dopo che un incendio ha distrutto quasi completamente la struttura, causando la fuga dei residenti.

Nel campo, il più grande d’Europa, vivevano in condizioni disumane circa 13 mila persone, di cui 4 mila bambini, per una capienza di circa 3 mila posti. Il sovraffollamento e la carenza di adeguate strutture igienico-sanitarie erano da tempo oggetto delle denunce delle organizzazioni umanitarie che chiedevano la chiusura della struttura.

Qualche giorno fa l’intero campo è stato messo in quarantena, dopo che un gruppo di richiedenti asilo erano risultati positivi al Covid-19.

Quest’ennesimo episodio  rende ancora più urgente la necessità di evacuare le persone intrappolate nelle isole greche, trasferendole e ricollocandole in luoghi più sicuri. E ora che l’Unione europea intervenga con un piano di distribuzione dei richiedenti asilo nei diversi paesi membri.

Foto: Reuters