Una nuova famiglia per Mamadou.

Mamadou ha 20 anni ed è arrivato in Italia 3 anni fa, era ancora minorenne quando è sbarcato in Sicilia dalla Guinea. È passato da diversi centri di accoglienza per minori fino a quando è approdato nelle vite di Nicola, Anna e nonno Benito l’estate scorsa. La differenza tra un centro d’accoglienza e una casa vera e propria è abissale: “ho vissuto per tanto tempo nei centri d’accoglienza e prima di iniziare quest’esperienza avevo paura perché non mi ricordavo più come si stava in famiglia, come ci si comporta con le altre persone, ma dopo un paio di settimane con loro ho riscoperto cosa si prova a stare tutti insieme ed essere supportati, ho anche acquistato una libertà che non avevo nemmeno in Africa, le mamma africane sono molto severe, Anna invece non lo è ” ci dice ridendo il ragazzo.

Mamadou è diventato parte integrante della famiglia, una sorta di secondo figlio per Anna che si è iscritta al progetto con il pieno supporto del figlio diciasettenne Nicola: “abbiamo deciso di prendere parte al progetto di Refugees Welcome perché in TV non si parlava d’altro che di barconi, di gente che moriva alla ricerca di un posto migliore e di centri d’accoglienza strapieni, tutto questo ci ha spinto a fare qualcosa di concreto nel nostro piccolo. Se durante la guerra, quando si moriva di fame, nel 44’/45’, mia mamma è stata accolta da parenti che economicamente non stavano bene, di sicuro lo potevamo fare anche noi che stiamo decisamente meglio!”

Aderire al progetto è stato facile ed Anna era davvero entusiasta ma le prime paure sono arrivate man mano che la data di inizio convivenza si avvicinava: “a casa c’era già Nicola, mi sono chiesta se accogliere un altro ragazzo adolescente non fosse un po’ troppo per me ma tutti i dubbi si sono sciolti quando abbiamo incontrato Mamadou per la prima volta, lui è davvero molto carino, non è come avere un ospite, lui è parte di casa nostra, è come se ci fosse sempre stato!” ci racconta Anna.

Ma i veri protagonisti di questa convivenza sono senza dubbio i due giovani di casa, quasi coetanei che condividono gli stessi interessi: “Io e Mamadou andiamo molto d’accordo, ho provato a farlo ambientare qui ad Imola presentandolo ai miei amici che lo hanno subito accolto nel nostro gruppo, prima del coronavirus uscivamo spesso tutti insieme ma adesso la nostra vista sociale non è molto attiva” afferma Nicola.

“Ci piace fare il bagno al fiume anche se l’acqua è fredda, fare delle passeggiate, giocare a calcio e vedere dei film, ci divertiamo un sacco! Durante la quarantena abbiamo passato davvero molto tempo insieme a chiacchierare, ci siamo conosciuti un po’ di più, non è stato un bel periodo per tutti ma io mi sono divertito molto!” ci dice Mamadou.

“Arrivare in famiglia mi ha aiutato a dimenticare i problemi passati ed essere finalmente felice” ci confessa Mamadou. Quest’esperienza gli è stata fondamentale, il supporto della famiglia gli ha permesso di conquistare tante piccole cose, ad esempio migliorare la lingua, prendere la patente e guidare ma anche riuscire a trovare un lavoro. Mamadou è un operaio in un’azienda agricola, si occupa della preparazione dei salumi: “lo prendiamo tutti in giro, lo chiamiamo il salumiere mussulmano” ci dicono ridendo Anna e Nicola.

Ma quest’esperienza non è stata positiva solo per Mamadou: “la vita senza di lui sarebbe stata più monotona e meno aperta verso il mondo, ho imparato un sacco di cose che sembravano davvero lontane ma che invece non lo sono affatto. Fare quest’esperienza ti avvicina tantissimo alla realtà e ti rendi conto di cosa è davvero importante” afferma Nicola.

“Questa convivenza ci fa crescere, ci arricchisce di nuove cose ogni giorno, ci siamo resi conto che per una persona abbiamo fatto la differenza ed è una sensazione meravigliosa!” conclude Anna.