Una nuova, numerosa, colorata famiglia a Torino

In Storie

“Da quando è iniziata l’emergenza dei rifugiati abbiamo pensato che sarebbe stato giusto anche noi fare qualcosa e di accogliere a casa nostra una persona rifugiata. Nel 2016 abbiamo contattato Refugees Welcome e a metà dicembre ci hanno proposto di ospitare Vivian dalla Nigeria con i suoi due bambini di 3 e 7 anni che, dopo due anni di campi profughi, erano usciti dal programma ufficiale ed erano senza casa. Noi abbiamo accettato visto che lo spazio comunque c’era – anche per tre persone.  E ci siamo dette che sarebbe bello far vivere questi bambini in un ambiente tranquillo campagnolo e di paese piccolo. Poco prima di Natale i tre sono dunque arrivati, abbiamo inserito Joaquin nella scuola elementare e Faustina nell’asilo. Anche Vivian da febbraio frequenta un corso d’italiano a Chieri, a 15 km da casa nostra,  tre volte alla settimana.
L’arrivo di questa piccola famiglia ha cambiato parecchio la nostra vita di due signore di una certa età.
C’è più movimento, più entusiasmo delle piccole cose, molte richieste a noi “nonne”  e giorno per giorno ci confrontiamo da vicino con una nuova cultura, diversa e anche distante della nostra: iniziando dal cibo e dal modo di consumarlo, passando dal modo di vestirsi, al modo di relazionarsi con gli altri e al ritmo della giornata.
Questo ci mette talvolta anche in difficoltà.
Grazie all’aiuto dei volontari di RW abbiamo però la possibilità di confrontarci con le loro esperienze e di parlare con una mediatrice. Questo aiuta parecchio.
Il fatto che casa nostra sia fuori dal paese e il comune di Sciolze sia poco servito dai mezzi pubblici non rende certamente facile il percorso verso un’autonomia di Vivian visto che è legata alla nostra disponibilità a fare gli autisti verso asilo, scuole, medici, colloqui etc. Ma secondo noi potrebbe essere una buona occasione per tutti e tre per imparare in un contesto protetto i gesti, le abitudini e i modi di fare elementari del vivere qui in Italia. E noi siamo contente di poter accompagnarli in questo processo di integrazione”.

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