Servizio Famiglie Accoglienti: vi raccontiamo i primi sei mesi del progetto
Nei primi sei mesi del 2026 il Servizio Famiglie Accoglienti, realizzato in collaborazione con Roma Capitale, ha consolidato le attività avviate all’inizio dell’anno e posto le basi per una sperimentazione che punta a costruire percorsi di inclusione fondati sulle relazioni, sulla partecipazione della comunità e sull’autonomia delle persone.
Il report che pubblichiamo oggi racconta il lavoro svolto tra gennaio e giugno, con un approfondimento dedicato alle attività del mese di giugno. Sei mesi nei quali il progetto è cresciuto progressivamente, raggiungendo 8 convivenze attive ( un’altra fine luglio ) e sviluppando oltre 50 percorsi di mentoring, in linea con gli obiettivi previsti per il primo anno della sperimentazione. I numeri sono importanti ma raccontano solo una parte del lavoro. Dietro ogni convivenza, ogni percorso di mentoring e ogni nuova adesione c’è un investimento quotidiano di competenze, relazioni e lavoro di rete che rende possibile costruire percorsi di inclusione realmente efficaci e duraturi.
L’accoglienza in famiglia rappresenta uno degli strumenti attraverso cui il progetto promuove l’inclusione, ma non è l’unico. Attorno a ogni convivenza e a ogni percorso di mentoring si sviluppa un lavoro articolato che comprende l’ascolto dei bisogni, la costruzione delle relazioni, il monitoraggio costante dei percorsi, l’orientamento ai servizi, il sostegno nell’accesso alla casa, al lavoro e alla formazione e il coinvolgimento della comunità locale. L’obiettivo è creare le condizioni perché ogni persona possa rafforzare la propria autonomia e costruire una rete di relazioni significativa e duratura.
Per raggiungere questo obiettivo lavora ogni giorno un’équipe multidisciplinare composta da assistenti sociali, psicologhe, caseworker e figure di coordinamento. Complessivamente, nei primi sei mesi sono stati realizzati oltre 168 colloqui di profilazione e valutazione, fondamentali per conoscere le persone, comprenderne bisogni, aspettative e potenzialità e costruire gli abbinamenti più adatti tra famiglie, mentor e persone con background migratorio. Nel solo mese di giugno i colloqui sono stati 33. Accanto a questo, sono stati realizzati decine di incontri di monitoraggio individuali, riunioni di coordinamento e momenti di confronto con i servizi territoriali. Sono attività che raramente emergono nei numeri finali, ma che rappresentano il cuore del progetto e rendono possibili percorsi di inclusione solidi e sostenibili nel tempo.
Complessivamente, nei primi sei mesi il Servizio ha accompagnato in modo personalizzato oltre 50 persone, costruendo insieme a ciascuna un percorso calibrato sui bisogni, le risorse e gli obiettivi individuali. L’équipe affianca le persone nell’orientamento al lavoro, alla formazione e all’università, nella ricerca di un’abitazione autonoma, nell’accesso ai servizi sanitari, nel disbrigo delle pratiche amministrative e nel raccordo con la rete territoriale per individuare le opportunità più adatte. Ogni percorso è diverso dall’altro e richiede competenze specifiche, tempi differenti e un costante lavoro di confronto con la persona e con i servizi coinvolti.
Accanto a questo accompagnamento, garantito a tutte le persone che partecipano al progetto, nei primi sei mesi il Servizio ha seguito 5 situazioni particolarmente complesse, caratterizzate da vulnerabilità di natura abitativa, sanitaria o psicologica, che hanno richiesto un supporto multidisciplinare più intenso e continuativo.
Il progetto prevede inoltre la possibilità di contributi economici personalizzati, pensati non come forme di assistenza, ma come strumenti per rimuovere ostacoli concreti e favorire l’autonomia delle persone. Nei primi mesi di attività queste risorse hanno consentito, ad esempio, di sostenere la frequenza di corsi di lingua italiana, l’acquisto del materiale didattico necessario e l’accompagnamento nelle delicate fasi di transizione abitativa. Interventi mirati, definiti insieme alle persone coinvolte, che rendono concretamente accessibili opportunità di formazione, inclusione e indipendenza e contribuiscono a trasformare un progetto individuale in un percorso realmente sostenibile nel tempo.
Il lavoro si estende ben oltre la relazione tra le persone coinvolte. In questi mesi il Servizio Famiglie Accoglienti ha rafforzato la collaborazione con Municipi, ASL, CPIA, scuole, università e organizzazioni del Terzo settore, partecipando a incontri istituzionali, tavoli di coordinamento e iniziative territoriali. Ha inoltre contribuito alla Comunità di Pratica sull’Alternative Care, promossa da UNICEF insieme a CNCA, portando l’esperienza dell’accoglienza in famiglia nel confronto nazionale sui percorsi di inclusione. Costruire una rete significa fare in modo che ogni persona possa contare non solo sulla relazione con una famiglia o con un mentor, ma anche su una comunità capace di attivare risorse e opportunità.
Un ruolo importante è stato dedicato anche alla comunicazione e alla sensibilizzazione. Far conoscere il progetto significa raggiungere nuove famiglie, nuovi mentor e nuove persone disponibili a mettersi in gioco. Nei primi sei mesi sono state realizzate campagne di comunicazione online e offline, attività sui social, incontri pubblici ed eventi sul territorio. La campagna dedicata alla ricerca di nuove famiglie ha raggiunto 44.000 persone, generato 75.000 visualizzazioni e 1.689 clic. L’analisi dei risultati ci ha permesso di individuare alcuni elementi da migliorare nel percorso di adesione e di riprogettarlo, semplificando il contatto con il Servizio. Una scelta che ha già prodotto i primi risultati, con 7 nuove manifestazioni di interesse raccolte nelle prime settimane dal rilancio della campagna. Anche questo fa parte della sperimentazione: osservare, imparare e migliorare continuamente.
Questi primi sei mesi raccontano una sperimentazione che cresce passo dopo passo. I numeri sono importanti e ci dicono che il progetto sta procedendo in linea con gli obiettivi previsti. Ma raccontano solo una parte del lavoro. Dietro ogni convivenza, ogni percorso di mentoring e ogni nuova adesione c’è un investimento quotidiano di competenze, relazioni e lavoro di rete che rende possibile costruire percorsi di inclusione realmente efficaci e duraturi.
Le storie dietro i numeri
Dietro questi numeri ci sono persone che hanno trovato un punto di riferimento per orientarsi in una nuova città, giovani che stanno proseguendo il proprio percorso universitario, persone che hanno iniziato un nuovo lavoro o stanno cercando una casa autonoma dopo aver raggiunto una maggiore stabilità. Ci sono persone arrivate attraverso un corridoio umanitario che oggi imparano l’italiano e costruiscono nuove relazioni, altre che hanno superato momenti di particolare vulnerabilità grazie a un accompagnamento costante e altre ancora che, dopo essere state accolte, partecipano oggi attivamente alla comunità di Refugees Welcome Italia, mettendo la propria esperienza a disposizione di chi inizia ora il proprio percorso.
Sono storie diverse, accomunate dalla stessa convinzione che ispira il Servizio Famiglie Accoglienti: l’inclusione non nasce da un singolo intervento, ma da un percorso costruito insieme, fatto di relazioni di fiducia, partecipazione e sostegno reciproco. È così che, una relazione alla volta, si costruiscono comunità più aperte e inclusive.



