La porta aperta di Fabio e Miriam

“Spesso qualcuno ci chiede perché ospitiamo in casa un rifugiato. Perché Matthew potrei essere io, o un mio figlio, o chiunque di noi; perché è un’occasione per mettersi in gioco e conoscere meglio se stessi; perché un nostro piccolo sacrificio economico e un piatto in più sul tavolo hanno cambiato la sorte e la vita di una persona, perché se vogliamo che ci capitino cose belle, bisogna aprire le porte, altrimenti le cose belle non riescono ad entrare”, dicono Miriam e il marito Fabio, una delle prime famiglie che ha deciso di prendere parte al progetto Refugees Welcome Italia.

La famiglia vive in provincia di Pavia, ha due figli piccoli, Simone di 11 anni e Marta di 8, e ospita da aprile un giovane nigeriano, Matthew, 22 anni, che ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari e nel suo paese ha contatti regolari con la nonna, ma non ha più i genitori.

Per Matthew la convivenza è un modo per vivere il calore di una casa, a migliaia di chilometri di distanza, e provare a ripartire con la dignità che solo un contesto famigliare può dare. “La famiglia che ospita mi sta dando tutto quello di cui ho bisogno, affetto e attenzione. Cose che mi mancavano da tempo”, racconta il ragazzo.

Matthew frequenta un corso di italiano, arrotonda con dei lavoretti e sogna un futuro nel nostro paese, magari imparando un mestiere, quello del fabbro.

“La lingua ha rappresentato lo scoglio maggiore per la sua integrazione lavorativa perché inizialmente parlava quasi esclusivamente inglese”, continua Miriam. “Anche per questo abbiamo deciso di iscriverlo a un corso e sta migliorando tantissimo. Ci piacerebbe anche attivare una campagna di crowdfunding per supportarlo fino a giugno in questo obiettivo, grazie anche ad amici e conoscenti. Con lui infatti abbiamo stabilito una sorta di patto, lo ospitiamo e lo sosteniamo nei suoi bisogni di base, ma deve mantenersi da solo per le uscite o quant’altro: insomma ci comportiamo come faremo con i nostri figli una volta maggiorenni”.

E con i bambini? “Inizialmente Marta era un po’ diffidente, ma ora gli vuole un gran bene. Matthew mostra nei nostri confronti un’immensa gratitudine e ha un approccio alla vita solare e sereno”, dice Miriam. “Un modello fantastico per i nostri figli. Per la prima volta non hanno chiesto nulla a Babbo Natale, perché sono arrivati da noi dicendoci che hanno già tutto…”.

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